Il denaro e la spiritualità

La spiritualità tradizionale e il denaro: due punti di vista a confronto.

Nella spiritualità tradizionale, anche etichettata come “New Age”, ci sono due correnti principali: una che vede il denaro come un oggetto peccaminoso e potenzialmente deviante, e l’altra  che vede il denaro come una benedizione e una necessità che va ricercata il più possibile. Ci sono correnti spirituali che reputano i soldi un male e che quindi ripudiano ogni contatto con essi, considerando peccaminosa l’accettazione di denaro in cambio di prestazioni professionali. Secondo questa visione, il povero è il vero virtuoso perché non si fa compromettere dalla corsa al successo e al potere che caratterizza la civiltà occidentale. Dall’altro lato, una spiritualità “al passo coi tempi” e “di tendenza”, vede la povertà come una vergogna e sprona i suoi seguaci ad accumulare sempre più ricchezze. Questa corrente è quella che attualmente detiene il 99% degli introiti provenienti dal lavoro di persone spirituali: è il caso di “colossi” mondiali della spiritualità contemporanea, come la celebre Hay House, che applicano strategie di marketing tradizionali finalizzate alla vendita di materiale spirituale.

Deviazione numero uno: il denaro è la causa di tutti i “mali” che affliggono il mondo.

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Il povero virtuoso

La prima corrente di pensiero presa in considerazione ha la sua propria deviazione mentale, in quanto proibisce ai suoi seguaci di arricchirsi e di accettare qualcosa in cambio delle proprie prestazioni professionali. In questo caso si rischia di provare un’avversione spropositata per le persone ricche (o comunque più ricche di noi) e per tutto ciò che è abbondante in natura. Molto spesso queste persone negano a se stesse la soddisfazione delle proprie necessità vitali e si privano del tutto della gioia di avere successo e serenità nella propria vita. Altri vanno in giro ad umiliare o minacciare le altre persone spirituali che chiedono un compenso in denaro in cambio delle proprie prestazioni professionali, mentre loro stessi si trovano in una situazione in cui i propri bisogni sono assicurati e non hanno la minima idea di cosa significhi dover guadagnare per vivere. Questa tipologia di persone sfodera l’arma dell’Ego, tanto temuta nelle comunità spirituali tradizionali, per inibire operatori di luce con doni magnifici che spesso sono Anime pure che di per sé hanno già la tendenza a dare troppo sacrificando il proprio benessere personale.

Deviazione numero due: se ho tanto denaro mi sento felice e spiritualmente illuminato, mentre quando non ne ho mi vergogno di me stesso.

30148832-an-image-of-a-girl-winning-cashLa seconda corrente di pensiero presa in analisi in questo articolo è quella della spiritualità più “easy“, che tiene conto del nostro bisogno, in quanto esseri umani incarnati, di provvedere alle nostre necessità terrene. La distorsione che ormai è sotto gli occhi di tutti (eccetto per chi è momentaneamente accecato dal raggiungere uno stato di abbondanza finanziaria inimmaginabile attraverso certe partiche spirituali), riguarda questa tipologia di spiritualità. In questo caso si diventa dei “furbetti” che approfittano della debolezza di certe persone per vendere prodotti o programmi anche molto costosi. Oppure si crea una serie di prodotti tutti uguali e solo in apparenza diversi, che, se acquistati singolarmente non costano molto, ma comprati in modo compulsivo assicurano introiti di tutto rispetto all’autore/autrice: si tratta in genere di quella che chiamo spiritualità usa e getta, che dà ai suoi seguaci un contentino, fornendo una formuletta già pronta da usare e riutilizzare per ottenere risultati strabilianti! Questo tipo di prodotti tiene i propri acquirenti incatenati ad un Maestro o guru anche per anni senza mai attuare un vero cambiamento o miglioramento. Spesso si tratta di insegnamenti “diluiti” e di poco o nessun valore spirituale, che fanno credere ai propri seguaci di aver trovato la formula vincente per avere successo nella vita.

Perché ci comportiamo in questo modo?

Anche se le ragioni per le quali ciascuno di noi abbraccia un certo credo spirituale sono tante e spesso uniche alla persona in questione, è possibile rintracciare l’origine di entrambe queste distorsioni osservando meglio la cultura e la società in cui viviamo. A molti di noi, sin da piccoli, è stato insegnato che la sofferenza, il dolore e il sacrificio di sé sono virtuosi, mentre volersi bene, crearsi una bella vita e provare un senso di gioia e sicurezza di sé vuol dire essere egoisti e peccatori. Sia in Occidente che in Oriente siamo abituati all’idea di preti o monaci poverissimi, i quali dedicano la loro intera esistenza alla spiritualità. Perciò non sorprende che alcune correnti spirituali ci dicano che se vogliamo evolvere occorre rinunciare ai piaceri materiali e che i nostri doni innati vanno divulgati liberamente e gratuitamente! Allo stesso tempo la società dei consumi, nata in U.S.A. già negli anni ’50 del ‘900 e diffusasi in Europa un po’ più tardi, ci dice che se non siamo ricchi e non abbiamo potere d’acquisto siamo dei perdenti che farebbero meglio a togliersi di mezzo per non disturbare gli altri che sono più competitivi di noi. Se non puoi comprare il mio prodotto, non vali niente – ecco cosa ci dice la società contemporanea!

E’ interessante notare come la spiritualità più commercializzata oggi provenga dagli U.S.A, la mamma del moderno consumismo! In particolare, molti guru o maestri hanno accumulato delle vere e proprie fortune, vendendo in tutto il mondo libri, documentari e corsi in cui parlano della propria scalata al successo e di come si siano ritrovati ad un certo punto senza nessun bene materiale (persino senza casa), costretti a mendicare, per poi diventare ancora più ricchi di prima grazie ad una serie di eventi miracolosi. Hanno quindi deciso di divulgare la formula vincente che li ha resi chi sono oggi. Molti di noi non pensano alla possibilità che la ricchezza della quale questi guru godono oggi è il risultato della nostra collaborazione come clienti. In altre parole: ecco una formula vincente, la pubblicizziamo e vendiamo tanti prodotti a tante persone nel mondo e questo ci rende spiritualmente illuminati e di successo. In U.S.A. molti autori di self-help si avvalgono della formula già collaudata, che tanto piace al pubblico americano, del rags-to-riches (dalle stalle alle stelle” odagli stenti alla ricchezza”), portata al successo dal celebre Dr Benjamin Franklin nella sua Autobiography del 1791, in cui racconta della sua evoluzione da figlio di un povero ceraio ad un grande businessman che entra a far parte della crème de la crème della società americana del periodo. Non a caso si parla di sogno americano! Certamente alcuni autori di libri di auto aiuto hanno vissuto in prima persona questo tipo di esperienza e ci trasmettono saggezza e un senso di serenità riguardo il nostro futuro. Ma non TUTTI i racconti di TUTTI gli autori oggi conosciuti sono poi così veritieri.

La soluzione? Equilibrio!

Anche in questo post torna la via di mezzo! Nella nuova era non si può protendere troppo verso un estremo e invece occorre stabilità, equilibrio e flessibilità. Non occorre rinunciare ai beni materiali né diventare ossessionati dal successo economico. Per raggiungere il vero successo ci vogliono anni di studio, dedizione, passione, impegno, ed esperienza di vita! Non c’è una formuletta che ci salverà o che ci esonererà dal fare il nostro lavoro interiore! Gli operatori di luce non devono sentirsi in colpa se sono ricchi o se accettano pagamenti in denaro, ma non possono nemmeno arricchirsi approfittando della debolezza altrui! Ad un certo punto non avremo più bisogno di soldi ma per il momento non possiamo privarci del denaro perché ancora viviamo in una società in cui siamo costretti ad acquistare beni e servizi. Personalmente ritengo che molto presto (nel giro di un paio di anni) inizieranno a nascere delle comunità spontanee all’interno delle quali le persone vivranno a contatto con la natura avendo a propria disposizione tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere confortevolmente perché ci si aiuterà gli uni con gli altri, e questo segnerà la fine dell’economia come la conosciamo oggi. Ma si tratta di una mia personale idea, in quanto non credo sia possibile predire con accuratezza cosa accadrà in futuro.