L’auto-sabotaggio durante le prime fasi del risveglio spirituale: perché diverse persone vi rinunciano e tornano a vivere come prima, anzi forse con ancora più problemi?

Mi è stato chiesto varie volte perché alcuni di noi sembrano non riuscire a superare le prime prove del risveglio spirituale e tornano a vivere come prima, rinnegando qualsiasi cosa abbiano appreso in quel breve lasso di tempo. Io stessa per anni non sono riuscita a comprenderne il motivo, mentre oggi sento di avere maggiore chiarezza per cui ho deciso di scrivere questo articolo per aiutare chi si interessa di questi argomenti ma soprattutto chi ha smarrito il cammino. Devo aggiungere che negli ultimi anni – mentre le varie “crisi” dell’umanità si acuiscono – alcune persone che erano su un percorso di risveglio da molto tempo lo hanno abbandonato per tornare ad abbracciare i vecchi dogmi. Ho trovato che sia nel caso di chi non supera le prime “prove” che di chi lascia il cammino dopo molto tempo le motivazioni dell’abbandono sono simili.

Inoltre bisogna considerare che ciò che propongo in questo articolo è necessariamente una generalizzazione dato che ciascuno di noi è un essere unico ed irripetibile.


Il lavoro interiore spaventa moltissimo; in più va ripetuto tantissime volte, fino allo sfinimento!

La prima ragione per la quale tanti rinunciano persino ad iniziare un cammino di risveglio interiore è che guardarsi dentro spaventa: abbiamo costruito una persona, una maschera fittizia nel corso di questa vita, che crediamo ci protegga da eventuali attacchi e nasconda le nostre debolezze; in più il fatto di identificarci con questa persona ci permette di ignorare qualsiasi segnale ci arrivi dal nostro corpo o dallo Spirito che alberga in noi, il quale ci spinge a cambiare rotta o a rivedere le nostre credenze se nella nostra esistenza manca armonia. La nostra maggiore preoccupazione è quella di essere accettati e compresi dagli altri, non ci piace essere criticati o giudicati severamente e vogliamo sempre stare dalla parte della ragione. Per questo ci viene insegnato sin dall’infanzia ad assecondare le richieste e le aspettative altrui (all’inizio di genitori, parenti e insegnanti) al fine di mantenere la pace e fare tutti felici. Ma ciò richiede di sopprimere tutte le nostre emozioni e le vere aspirazioni, per cui prima o poi ci arriverà un prezzo da pagare – che può manifestarsi come perdita materiale di beni / denaro, come esaurimento nervoso o problematiche psicologiche più o meno gravi, dipendenze di ogni tipo, odio verso sé stessi, rabbia, amarezza, distacco forzato dalle emozioni, malattie più o meno gravi, eccetera. Infatti la malattia è assenza di armonia su tutti i livelli, non solo su quello fisico: la disarmonia si manifesta nel corpo dopo moltissimo tempo per cui può essere intercettata e risolta prima che diventi qualcosa di serio. La migliore “prevenzione” è l’ascolto del nostro Io Interiore e dei segnali che ci manda il corpo. La medicina allopatica sembra non accorgersene e ciò è dovuto al fatto che è la “scienza” meno esatta di tutte, e che negli ultimi anni si è dedicata a creare le malattie senza saperle veramente curare, preferendo tecniche disumane che distruggono la persona.

Se non siamo sintonizzati sulle nostre vere aspirazioni non possiamo condurre un’esistenza felice e armoniosa, non importa quanto siamo belli, ricchi e famosi.

“Il tuo compito è scoprire qual è il tuo compito e dedicartici con tutto il tuo cuore” – Buddha Siddhārtha Gautama.¹

In questi tempi tali verità sono talmente evidenti che se non le vediamo vuol dire che ci sforziamo di non guardare – tutti, e soprattutto i mass media, inconsciamente tirano fuori il marcio della nostra civiltà, e con le loro stesse mani svelano inganni e ipocrisie.

Quando una persona sente finalmente il richiamo del proprio Sé Superiore a riallinearsi con le sue vere aspirazioni generalmente si trova ad affrontare gravi problematiche su uno o più livelli che non possono essere risolte in modo tradizionale e che richiedono un lavoro completo, non solo sul piano fisico. In tali momenti di caos si comincia un percorso di riscoperta interiore, ma solo se non si è talmente condizionati dalla società da rifiutare qualsiasi cosa sia fuori dalla norma, alternativa.

Non appena si inizia a lavorare su di sé – tramite dei libri di auto-aiuto, video-corsi, seminari, consulenze, e così via, si capisce che il percorso non è semplice ma nemmeno impossibile, per cui le prime forti resistenze vengono in superficie e se non si hanno gli strumenti adatti si cede molto facilmente, abbandonando il cammino e tornando come prima, se non peggio di prima.

Ad esempio una persona che è sempre stata iper-razionale e che è stata cresciuta secondo i dogmi della fede cattolica e decide di intraprende un percorso di risveglio mentre si trova ad affrontare tante problematiche, oppure perché non ne può più di sentirsi insoddisfatta e incompleta, se non ha costanza e non sceglie un percorso veramente valido si troverà quasi subito a mollare e si dirigerà verso un cammino completamente diverso – di solito quello della manipolazione mentale: tra gli anni ’70 e i primi anni del 2000 c’è stata una vera e propria esplosione delle tecniche di lettura del corpo e di manipolazione mentale, ma sono già diversi anni che i lati oscuri di tali pratiche sono stati rivelati dagli stessi praticanti e si è compreso che tale cammino non ha nulla a che fare con la connessione col proprio Sé Superiore. È vero che ciascuno di noi comunica anche col corpo, ma non possiamo basare l’intero cammino di consapevolezza su tecniche di manipolazione mentale perché rischiamo di discostarci totalmente dall’obiettivo finale.

La stessa persona potrebbe anche dirigersi verso la pratica della “legge dell’attrazione” per scopi mondani, paragonabile ad un uso distorto della magia. Il problema è che si sentirà inevitabilmente confusa e crederà di non essere riuscita a fare il lavoro su di sé perché la spiritualità non è un cammino valido, è praticata da ciarlatani e illude le persone. Inoltre sarà sicuramente incappata nel circolo vizioso del complottismo che pur risvegliando le persone le tiene prigioniere della paura e della rabbia e non costruisce nulla di nuovo.

Insomma, questa persona non riesce più a fare chiarezza, e proprio perché non è riuscita a lavorare su di sé in modo approfondito è ancora più smarrita di prima.

Il lavoro di introspezione interiore serve a portare in superficie tutte le emozioni, le questioni irrisolte e a trasformare le proprie credenze, per cui si riescono ad identificare le vere cause dei nostri problemi. Se si lavora in modo superficiale e la nostra pratica non evolve, non riusciremo a risolvere nessun problema e anzi con il passare del tempo sopprimeremo le nostre vere emozioni, diventando rabbiosi e vendicativi – cosa che purtroppo accade di frequente nel mondo della “spiritualità”.

Tutti sappiamo che se non capiamo le vere cause che hanno provocato un problema non lo possiamo risolvere, al massimo possiamo tentare disperatamente di arginare i danni, creandone involontariamente degli altri. Ciò si applica ad ogni area della nostra vita e quindi alle crisi mondiali che stiamo vivendo: queste sono solo la punta dell’iceberg, il problema, la crisi profonda è nelle nostre coscienze che sono pronte a mutare e per questa ragione si sentono costrette da una logica limitante.

Quando una persona ritrova l’armonia interiore fa scelte di vita diverse e cambia il proprio destino. Nessuno di noi riesce ad essere “perfetto” e “infallibile” ma possiamo comunque fare del nostro meglio in base alle esperienze che la vita ci ha portato.

Credo di poter affermare con sicurezza che chi vuole trasformare la propria mente e imparare veramente a meditare faccia bene a seguire uno o più insegnanti di buddhismo tibetano, perché trovo che nessuno conosca la psicologia umana meglio dei buddhisti.¹

Successivamente si passa da un lavoro interiore ad uno studio approfondito della metafisica e dell’esoterismo, che ci aiuta a comprendere meglio la realtà che ci circonda ma soprattutto amplia ancora di più la mente. Questo tipo di studio permette di fare ulteriore chiarezza e di scegliere consapevolmente quale percorso seguire. Ma se manca anche questo tipo di studio non ci sentiremo pienamente sicuri e non avremo sviluppato la disciplina necessaria a farci rimanere sul nostro cammino. Non dobbiamo per forza studiare tutti le stesse cose, l’importante è avvicinarci agli insegnamenti che ci “risuonano”.

Il non aver fatto un buon lavoro su di sé porta ulteriori problemi e allontana dal vero cammino di risveglio.

“Ci sono solo due errori che si possono fare nel cammino verso il vero: non andare fino in fondo e non iniziare” – Buddha Shakyamuni.¹

Per riassumere, la motivazione principale per la quale una persona non riesce a seguire un cammino di risveglio interiore oppure se lo segue da tempo improvvisamente cambia direzione, è che la base non è stata fatta bene, non ci sono fondamenta solide sulle quali costruire la pratica futura, e non si sono acquisite conoscenze fondamentali sulla realtà che ci circonda e quindi sulla Vita. Inoltre le resistenze della logica comune sono talmente forti da portare la persona a scartare qualsiasi cosa sia “alternativa” e a credere nell’immutabilità / staticità del Creato.


Tutto il materiale che trovate su questo sito web e sul relativo canale YouTube vi mostra il percorso che ho compiuto io stessa e noterete che c’è stato un cambiamento, un’evoluzione, nel corso di questi anni, nella quale probabilmente si riflettono le persone che mi seguono. Pubblico questo materiale proprio per assistere chi vuole intraprendere / proseguire tale cammino; in pratica suggerisco a chi è ancora all’inizio di seguire ciò che ho pubblicato a partire dal 2016 arrivando gradualmente ai contenuti più recenti.

Con tutte le informazioni che circolano su Internet è possibile fare un buon lavoro di base limitandosi ad acquistare alcuni testi fondamentali, senza l’obbligo di dover partecipare a corsi e seminari se questa non è la strada giusta per noi, oppure se non ci sentiamo ancora abbastanza sicuri di noi da essere in grado di scegliere ambienti “alternativi” che siano veramente sani. Credo che questa sia veramente un’occasione da non perdere.

“Ciascuno ha perso il proprio centro, ma se conosci te stesso, nessuno può scuotere questa conoscenza!”– Gautama Buddha.¹

Note:

¹È importante precisare che le filosofie orientali pur basandosi su conoscenze universali (universali perché un tempo erano riconosciute in tutto il mondo) utilizzano un modo di pensare estraneo alla mente occidentale, per cui devono essere studiate e messe in pratica in un modo che siano comprensibili, alla portata dell’occidentale. Infatti la base di queste filosofie si ritrova anche in quelle occidentali come l’Ermetismo, ma in una forma diversa, più affine alla nostra cultura. Il problema è che in Occidente queste conoscenze sono state volutamente dimenticate e addirittura additate come “eresie” per cui il ricercatore moderno deve rimetterle insieme anche con l’aiuto delle filosofie orientali. In particolare quando si tratta di imparare a “meditare”, cioé a conoscere la propria mente e di conseguenza a conoscere meglio sé stessi, non possiamo studiare il buddhismo come un orientale, ma abbiamo bisogno che queste pratiche ci vengano presentate in un modo che possiamo comprendere. È per questo motivo che tanti insegnanti buddhisti hanno iniziato a trasmettere le loro conoscenze con un linguaggio comprensibile a noi occidentali, ma soprattutto semplificando di molto tali pratiche. In più è fondamentale partire dalla base, dalle prime tecniche meditative come la Shamatha, ed eventualmente decidere di proseguire – ma solamente se si è fatta bene la base.

In generale suggerisco agli studenti di studiare e praticare i rudimenti della meditazione buddhista tibetana come supporto al lavoro su di sé. Credo che se si debba praticare una qualche forma di meditazione sia bene apprendere le tecniche più “corrette”, quelle che non ci causano ulteriori problemi. Successivamente se la persona sente di voler studiare più approfonditamente il Buddhismo è libera di farlo, ma deve sempre scegliere un percorso e un insegnante valido.

Penso inoltre che conoscere varie filosofie apra la nostra mente e non significa mai che dobbiamo “sposare al 100%” tutto quello che ci viene detto. Significa semplicemente uscire dalla nostra logica ristretta.

Questi concetti sono stati espressi magnificamente da Carl Gustav Jung, in onore del suo viaggio in Oriente (fatto nel 1938):

“In India feci esperienza per la prima volta di una civiltà straniera altamente differenziata. Elementi del tutto diversi avevano dominato il mio viaggio nell’Africa centrale, nel quale la cultura non aveva avuto una parte predominante; e per quanto riguarda l’Africa del nord, non mi era mai capitato di parlare con qualcuno capace di esporre verbalmente i caratteri della sua civiltà. In India, invece, ebbi la fortuna di parlare con rappresentanti della mentalità indiana e di poterla paragonare con quella europea. Fu per me importantissimo. […] Evitai invece attentamente di incontrare i cosiddetti “santoni”, e ciò perché dovevo elaborare la mia verità, e non accettare da altri ciò che non avrei potuto raggiungere con le mie forze. Mi sarebbe parso un furto se avessi appreso dai santoni la loro verità per farla mia. La loro saggezza appartiene a loro, e a me appartiene soltanto ciò che procede da me stesso. Come europeo non posso prendere nulla in prestito dall’Oriente, ma devo plasmare la mia vita da me stesso, secondo quanto mi suggerisce il mio intimo o mi apporta la natura. […]

La vera liberazione è possibile solo quando mi sono completamente dedicato a una cosa e ho partecipato ad essa al massimo. Se mi sottraggo alla partecipazione, sto amputando in certo qual modo la parte corrispondente della mia anima. Naturalmente, può accadere che la partecipazione mi costi troppo e ci possono essere buone ragioni per non abbandonarsi a una data esperienza. […] Un uomo che non è passato attraverso l’inferno delle passioni non le ha mai superate: esse continuano a dimorare nella casa vicina, e in qualsiasi momento può guizzarne una fiamma che può dar fuoco alla sua stessa casa. Se rinunciamo a troppe cose, se ce le lasciamo indietro, e quasi le dimentichiamo, c’è il pericolo che ciò a cui abbiamo rinunciato o che ci siamo lasciati alle spalle, ritorni con raddoppiata violenza […].”

Carl Gustav Jung, La Saggezza Orientale (edizione integrale di riferimento), Bollati Boringhieri, 2007, pagg. 2-4.


Sitografia:

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