“La differenziazione del Sé nel sistema familiare” (Murray Bowen) | Come si generano ANSIA e CODIPENDENZA, e come liberarsene!


I nostri MODI DI PENSARE derivano prevalentemente dall’ambiente familiare nel quale siamo cresciuti e anche da quello sociale (seppure in misura minore).

Comprendere i concetti presentati in questo e in precedenti articoli rende il lavoro di riprogrammazione mentale / saturazione dell’inconscio tramite l’uso di affermazioni molto più semplice, poiché è come fare luce nella stanza buia (inconsapevolezza e automatismi) nella quale ci troviamo tutti all’inizio del percorso: capire che certe “voci negative” sono solamente convinzioni altrui che abbiamo accettato come le nostre, e sapere da dove derivano, ci permette di andare avanti e di persistere nella ripetizione delle affermazioni con sicurezza.

IMPORTANTE: utilizzare queste informazioni solo per osservare SÉ STESSI, per capire meglio come abbiamo sviluppato certe abitudini di pensiero, e non usarle per dare la colpa agli altri o alla propria famiglia di origine!

In questo articolo presento una piccola parte della teoria del medico, neurochirurgo e psichiatra Murray Bowen (1913-1990) riguardo le dinamiche di famiglia, ossia solamente la porzione che reputo valida e utile per i nostri scopi.

Come sempre, in fondo a questo articolo ho indicato le fonti dalle quali ho tratto tutte queste informazioni.


LE 2 FORZE ALL’INTERNO DEL NUCLEO FAMILIARE

Alla base della teoria di Bowen c’è il concetto che esistano due tipi FORZE “nascoste” all’interno di ciascuna famiglia:

  • Il primo tipo di forze dirige il nucleo familiare verso l’unione e la coesione, favorendo l’“indifferenziazione” (omologazione).
  • Il secondo tipo di forze spinge ciascun membro del sistema familiare a sviluppare la propria individualità, divenendo autonomo e differenziandosi dalla famiglia di origine.

Secondo Bowen il GRADO DI INDIVIDUALIZZAZIONE (o DIFFERENZIAZIONE) DEL SÉ che ciascuno di noi raggiunge, indica quanto siamo capaci di distinguere fra:

  • l’INTELLETTO (processi intellettuali).
  • E il SENTIRE (le emozioni).

Ciò determina quanto ciascuno di noi è in grado di scegliere se condurre la propria esistenza sulla base del proprio “sentire” (senza ragionare) o dell’intelletto (ragionando). Infatti chi non è in grado di discernere fra pensieri ed emozioni diventa disfunzionale molto rapidamente se esposto a livelli di stress anche molto bassi: questo perché un soggetto altamente “indifferenziato” ha difficoltà a distinguere fra sé stesso e gli altri, essendo in fusione totale con le emozioni che predominano nella sua famiglia.

La CODIPENDENZA è l’incapacità di distinguere fra emozioni e pensieri propri e quelli degli altri.

Da qui deriva il concetto di “MASSA INDIFFERENZIATA DELL’IO FAMILIARE” formulato da Bowen, ossia il fenomeno per il quale i membri di famiglia provano tutti le stesse emozioni, e così abbiamo intere famiglie co-dipendenti.

Naturalmente ognuno di noi partecipa ad un livello o grado di intensità diverso a questa “Massa dell’Io Familiare”: quando la vicinanza emotiva è particolarmente intensa, i membri di famiglia captano le emozioni, i pensieri, le fantasie e i sogni gli uni degli altri, e ciò culmina in genere nella fase di mutuo rifiuto fra due membri (litigi, scenate, porte che sbattono, conversazioni telefoniche troncate, eccetera). Questo succede perché all’interno del sistema famiglia le TENSIONI EMOTIVE cambiano col passare del tempo, producendo:

  • alleanze.
  • O rifiuti.

Bowen sosteneva che per diventare veramente maturi e sentirsi realizzati nella vita, occorre prima liberarsi di eventuali attaccamenti emotivi irrisolti al proprio nucleo familiare di origine, ossia bisogna tagliare i “cordoni” che ci tengono legati agli altri membri di famiglia, sviluppando poi legami sani con persone che non fanno parte della nostra famiglia di origine.


LA “SCALA DI DIFFERENZIAZIONE DEL SÉ” DI BOWEN, PER COMPRENDERE CHE COS’È LA CODIPENDENZA

Al fine di aiutarci a comprendere meglio come può manifestarsi la differenziazione (indipendenza, maturità emotiva) e l’indifferenziazione (co-dipendenza e immaturità) nelle persone, Bowen sviluppò il concetto della SCALA DELLA DIFFERENZIAZIONE, la quale non è assolutamente da utilizzare come strumento di misurazione: lo studioso racconta di come, quando venne pubblicato per la prima volta il suo libro Dalla famiglia all’individuo – la differenziazione del sé nel sistema familiare, molti professionisti del settore mal interpretarono la sua Scala, pretendendo di poterla utilizzare come strumento standard per eseguire “misurazioni precise” dei loro pazienti, al fine di capire se stavano migliorando o meno – persino alcuni insegnanti di scuola se ne volevano servire per “catalogare” gli studenti e le loro famiglie!

La Scala di Differenziazione del Sé parte dal livello 0 (indifferenziazione estrema) a 100 (differenziazione totale):

Riassumiamo brevemente e in modo semplicistico le caratteristiche mostrate rispettivamente da un soggetto che su questa Scala si posiziona intorno allo 0 (e non oltre il livello 30)

e uno che si trova fra 75 e 100


SOGGETTO INDIFFERENZIATO:

  • È co-dipendente.
  • Può essere alcolizzato / drogato, o soffre di qualche tipo di dipendenza.
  • È disfunzionale (non riesce a “funzionare” in modo normale in società).
  • È sempre coinvolto e invischiato nelle dinamiche della sua famiglia.
  • È malsano.
  • È pieno di trigger emotivi (reazioni emotive automatiche), quindi perde facilmente il controllo (dà spesso di matto).
  • È emotivamente immaturo (dipende dall’approvazione altrui e ritiene gli altri responsabili della sua felicità e infelicità).
  • Si relaziona con gli altri dalla posizione di Genitore / Bambino (vedi Analisi Transazionale).
  • La sua è una finta emancipazione – per esempio può andare ad abitare molto lontano dai genitori, eppure il legame emotivo con la sua famiglia è ancora intatto, quindi ovunque vada si porta dietro sempre gli stessi problemi.

Il soggetto indifferenziato è completamente dominato dalle emozioni degli altri – per esempio può sentire di dover “salvare” un altro, oppure può pretendere che qualcuno lo “salvi”. Ha uno Pseudo-Sé che crede sia il suo Sé Reale, mentre è solamente un composto di opinioni e valori altrui (derivanti dalla famiglia).

Lo Pseudo-Sé è il prodotto della pressione emotiva che si produce all’interno di qualsiasi gruppo, il quale esercita pressione sui suoi membri al fine di farli conformare alle sue norme / regole.

Bowen fa notare che alcuni soggetti, pur sembrando “normali” e non presentando tali sintomi, non appena vengono sottoposti ad un qualsiasi tipo di stress, perdono l’equilibrio e si riprendono molto lentamente.

Questo è un soggetto incapace di usare un “Io Differenziato” (Io sono – io credo – io farò – io non farò) nei suoi rapporti con gli altri. Piuttosto si esprime dicendo “Io voglio – io sono ferito – io esigo i miei diritti”. Cresce come “appendice dipendente” dalla Massa dell’Io Genitoriale, nel corso della sua esistenza cerca di creare altri legami di dipendenza da cui prendere in prestito forza bastante per funzionare. Bowen fa notare che un “non sé” capace di compiacere il suo superiore è spesso considerato migliore impiegato di chi possiede un “Vero Sé”, dunque un soggetto indifferenziato è un dipendente eccellente perché è affidabile, servizievole e un “devoto seguace”:

Le persone altamente indifferenziate cercano sempre una guida all’esterno di loro, e all’interno della famiglia attendono direzioni dalla “Massa dell’Io Familiare”, compiendo azioni richieste dalle aspettative di famiglia.

Fra i soggetti indifferenziati si trovano le “personalità mutevoli” prive di opinioni e convinzioni proprie, che si adattano sempre all’ideologia predominante. Si servono dell’autorità esterna per sostenere le loro posizioni nella vita: per farlo possono usare i valori culturali, i dogmi religiosi, la filosofia, la legge, i regolamenti, la scienza, il medico o altre fonti. Dicono cose come: “La scienza dimostra…” anziché servirsi di: “Io credo” come le persone differenziate. Usano la scienza, la religione o la filosofia, estraendole dal loro contesto, per “dimostrare” qualsiasi cosa.

Chi è poco differenziato ha paura di legami emotivi forti, e fa di tutto per allontanare le persone e per evitare di legarsi ad un partner, per esempio trovando sempre difetti in tutti – questo perché, non avendo risolto il “cordone emotivo” con la sua famiglia di origine, ha paura di essere “fagocitato” nel sistema emotivo di un’altra persona, dunque ha il terrore dell’intimità emotiva.


SOGGETTO DIFFERENZIATO:

  • Può essere un co-dipendente in fase di guarigione.
  • Può essere un alcolizzato o un drogato in fase di guarigione.
  • È un soggetto mentalmente ed emotivamente centrato.
  • È un soggetto che si sente realizzato nella vita.
  • È sano, sia mentalmente che fisicamente.
  • Riesce a mantenere la razionalità anche se sottoposto a forti stress (se si arrabbia poi riesce a tornare in equilibrio rapidamente).
  • È emotivamente maturo, quindi non incolpa gli altri di essere la causa dei suoi problemi, non gli interessa di essere approvato dagli altri e sa di essere l’unico responsabile della sua felicità e del suo benessere.
  • Si relaziona con gli altri dalla posizione Adulto /Adulto (vedi Analisi Transazionale).
  • È veramente emancipato: che viva vicino o molto lontano dalla sua famiglia di origine, è in grado di pensare con la sua testa (ma non ribelle, dato che la ribellione è il segnale di una co-dipendenza molto forte e irrisolta) e non si fa influenzare dall’atmosfera emotiva della sua famiglia di origine o del posto in cui si trova.

Secondo Bowen i soggetti differenziati sono molto rari nella nostra società, e stima che siano circa il 10% della popolazione totale. Si tratta di individui emotivamente maturi che riescono a rimanere centrati e a non perdere il controllo quando si trovano ad affrontare situazioni di stress, perché NON sono dominati dal “sentire” come i soggetti indifferenziati, così riescono ad agire indipendentemente dall’atmosfera emotiva che li circonda.

Questi soggetti dall’infanzia si sono man mano differenziati dai loro genitori. Sono sempre sicuri delle loro opinioni e convinzioni, ma mai dogmatici o rigidi nel loro modo di pensare. Sanno ascoltare e valutare i punti di vista degli altri, e ciò permette loro di liberarsi di vecchie convinzioni per abbracciarne di nuove. Sono emotivamente maturi, sicuri, e non si fanno influenzare né dalla lode né dalle critiche altrui. Sono in grado di rispettare sé stessi e l’identità degli altri senza diventare critici o essere emotivamente coinvolti nel cercare di modificare lo stile di vita altrui. Si sposano con soggetti che hanno il loro stesso grado di differenziazione: in questa coppia c’è totale rispetto e chiarezza riguardo il ruolo rivestito da ciascuno dei due. Infatti sono capaci di mantenere in ben definito e nel contempo avere un intenso rapporto emotivo (non temono la “fusione emotiva”, che nel loro caso è temporanea e volontaria).

I soggetti che sono profondamente coinvolti emotivamente con gli altri, credono che essere differenziati significhi essere solo intelletto, privi di sentimenti. In altre parole, percepiscono il concetto di “intelletto” come “intellettualizzazione” così come è inteso dalla psicanalisi, ossia “meccanismo di difesa contro i propri sentimenti”. Infatti la psicanalisi ritiene che l’espressione dei propri sentimenti sia una difesa valida, mentre vede l’intellettualizzazione come una cosa negativa [da qui deriva l’idea che “sfogarsi” con gli altri sia positivo e costruttivo]. Non è quindi possibile comprendere il concetto di “DIFFERENZIAZIONE” di Bowen se si adotta il punto di vista psicanalitico. 

I “TRIANGOLI”, IL COINVOLGIMENTO EMOTIVO E L’ANNEBBIAMENTO MENTALE

Invece di maturare emotivamente, tentiamo di “aggiustare” qualcun altro!

Bowen comprese che i sistemi emotivi sono sempre gli stessi, che si tratti di:

  • Sistemi familiari.
  • Sistemi di lavoro.
  • Sistemi sociali.

L’unica differenza è il loro grado di intensità emotiva (ovviamente più forte in famiglia).

Lo studioso notò che quando era in viaggio e quindi lontano dal suo ambiente di lavoro, si sentiva più obiettivo e lucido riguardo le sue relazioni di lavoro, ma che perdeva tale obiettività non appena rientrava, e la stessa cosa succedeva quando faceva visita alla sua famiglia, ma ovviamente in quest’ultimo caso il livello di coinvolgimento emotivo e il conseguente annebbiamento mentale era molto maggiore. Invece un Sé Differenziato riesce a mantenere l’obiettività emotiva persino quando è dentro un sistema emotivo in fermento (ossia sconvolto da qualche evento).

Notò pure che il pettegolezzo è uno dei meccanismi principali di “triangolazione”, ossia di coinvolgere una terza persona nel campo emotivo di due persone in relazione fra di loro: si parla male degli altri per “fare gruppo” e “sentirsi uniti” (oltre che per non pensare ai propri “difetti”).

Rappresentazione grafica del fenomeno della Triangolazione: l’angoscia della diade diminuisce coinvolgendo una terza persona. [Preso da: https://www.slideshare.net/dperatsakis/bowen-family-systems-theory-sept-2017.] 

LA TRIANGOLAZIONE FRA GENITORI E FIGLI e il “SISTEMA DI PROIEZIONE DELLA FAMIGLIA”

I genitori indifferenziati si comportano diversamente con ciascun figlio, e così in ogni famiglia disfunzionale ai figli vengono assegnati dei ruoli fissi:

  • L’EROE.
  • Il CAPRO ESPIATORIO.
  • La MASCOTTE.
  • Il FIGLIO DIMENTICATO / MESSO DA PARTE.
  • Il FIGLIO GENITORIALIZZATO.
  • Il “PICCOLO AIUTANTE”.

Di conseguenza i figli che ricevono più attenzioni dai genitori sono quelli che sviluppano maggiore fusione con la propria famiglia di origine, diventando così più sensibili, vulnerabili allo stess che si genera all’interno della famiglia quando qualcosa non va bene: sviluppano iper-sensibilità ad eventuali segnali di instabilità in famiglia.

Bowen ritiene che, essendo i genitori immaturi, scelgono come oggetto destinato a ricevere la maggior parte delle loro attenzioni il figlio più infantile, al di là del suo ordine di nascita (ma si vede in certi nuclei familiari – laddove possibile – chiaramente come il genitore scelga istintivamente il figlio che ha il suo stesso ordine di nascita, come se stesse “rivivendo” nel figlio) rispetto ai fratelli – così i genitori dicono che il problema è il figlio o è del figlio, rifiutando di ammettere che il problema è proprio il loro!

ESEMPIO: il bambino reagisce in modo ansioso all’ansia espressa dalla madre, visto che è lei a prendersi maggiormente cura di lui, così la madre si preoccupa pensando che il problema sia del bambino e non il suo, diventando iper-protettiva nei suoi confronti. Inizia in tal modo un ciclo in cui la madre infantilizza il figlio (questo fenomeno viene oggi chiamato “Enabling”). A sua volta il figlio diventa esigente e disfunzionale (alcolizzato, drogato, nullatenente, disoccupato, eccetera). Il padre, sensibile all’ansia provata dalla moglie, e, nel tentativo di calmarla, si aggiunge al Triangolo col pretesto di aiutarla a prendersi cura del figlio, diventando così la “3° gamba del triangolo”. In questo modo i genitori hanno “stabilizzato” la loro relazione focalizzandosi sul “figlio squilibrato”, il quale in realtà è solo un capro espiatorio.

Chi viene coinvolto in un Triangolo Emotivo si sente come “preso in mezzo” fra la coppia: nella Triangolazione il terzo assorbe le energie in eccesso che emergono dalla prima diade (coppia), permettendo così alla coppia di restare unita. Il conflitto si localizza quindi sul soggetto più debole e “inadeguato” del Triangolo.

Nel “Processo di proiezione della famiglia” un problema viene trasmesso ad un membro della famiglia durante anni di rimproveri o critiche.

NOTA:

GENITORIALIZZAZIONE [da: https://lanuovamespirituale.com/2022/08/12/comportamenti-fortemente-auto-sabotanti-co-dipendenza-simbiosi-patologica-de-responsabilizzazione-e-iper-responsabilizzazione-come-funziona-veramente-il-processo-di-riprogrammazione-mentale/] Un esempio molto frequente è quello delle madri che chiedono ai figli di soddisfare i loro bisogni, e così si invertono i ruoli: la mamma diventa la figlia e il figlio diventa il genitore. Questa dinamica è talmente devastante che il figlio, una volta adulto, incontra gravi difficoltà a realizzarsi pienamente nella vita, a prendersi cura di sé, a prendere le decisioni migliori per sé stesso e persino a formare un suo nucleo famigliare, tanto è grande il peso di non aver avuto un’infanzia degna di questo nome – perché questo tipo di madre “ruba” letteralmente l’infanzia al figlio, ed è spesso stata a sua volta obbligata da sua madre a prendersi cura di lei come se fosse sua figlia. Insomma, si tratta di dinamiche che si tramandano nel corso delle generazioni, e che sono molto più diffuse di quanto non si pensi. Si può naturalmente “guarire” da questa forma di IPER-RESPONSABILIZZAZIONE, e il primo passo per farlo è proprio quello di prendere coscienza di questa dinamica, il secondo è quello di abituarsi a pensare che non ci si può far carico delle responsabilità delle altre persone, poiché si deve prima pensare a sé stessi.


GLI SCHEMI DI DISFUNZIONE EMOTIVA IN FAMIGLIA

Più il nucleo familiare è “fuso”, maggiore è la probabilità che si crei molta ansia e instabilità, così la famiglia cercherà di giungere ad una “risoluzione” tramite il distanziamento, le lotte fra i membri e la focalizzazione sulle mancanze di un partner, e ricorrerà all’unione forzata dei membri come se fossero una “gang” per tentare di “risistemare” o “addrizzare” un figlio “problematico” (il capro espiatorio dei problemi dei genitori). In questi casi aumenta la necessità di ricorrere a sostanze per poter allentare la grande quantità di stress che si genera in famiglia – così si sviluppano le dipendenze.

Ci sono 3 SCHEMI DI DISFUNZIONAMENTO EMOTIVO IN FAMIGLIA:

  1. DISFUNZIONE FISICA O EMOTIVA IN UN CONIUGE, che può diventare una condizione cronica. Ciò serve per evitare di affrontare direttamente i conflitti di famiglia: l’angoscia generata dal fatto che la famiglia è diventata un “corpo unico” viene assorbita in modo esagerato dal paziente sintomatico.
  1. CONFLITTO CONIUGALE IRRISOLTO CRONICO E MANIFESTO, in cui si alternano cicli di distanziamento emotivo e di eccessiva vicinanza emotiva. Sia le emozioni negative della fase conflittuale che quelle positive della fase di riavvicinamento sono egualmente intense, e sembra di essere sulle montagne russe. Così l’ansia di famiglia viene assorbita da moglie e marito.
  1. HANDICAP PSICOLOGICO DI UN FIGLIO, che permette ai genitori di focalizzare la loro attenzione sul figlio, ignorando così la loro mancanza di differenziazione. Via via che il figlio diventa il punto focale del problema di famiglia, l’intensità della relazione fra i coniugi diminuisce, così l’ansia di famiglia viene assorbita dall’handicap del figlio. Più il figlio è indifferenziato, più sarà vulnerabile all’aumento dei livelli di ansia in famiglia, e quindi più alto è il rischio di diventare disfunzionale.

LA RELAZIONE FRA CO-DIPENDENTE E DIPENDENTE 

La disfunzione di uno dei coniugi può prendere la forma di “reciprocità iperadeguata-inadeguata”, per la quale uno dei partner si fa carico di tutti o quasi tutti i problemi di famiglia (portare i soldi a casa, prendersi cura dei bambini, fare la spesa e altre compere, e così via), mentre l’altro coniuge svolge il ruolo dell’irresponsabile:

I codipendenti fanno in modo che coloro che soffrono di dipendenze diventino totalmente disfunzionali.

Messi insieme, il co-dipendente e il dipendente (i due Pseudo-Sé), sviluppano una dinamica secondo la quale uno dei 2 diventa sempre più disfunzionale, mentre l’altro “compensa” assumendosi la responsabilità di entrambi – letteralmente creando una Co-Dipendenza (l’uno ha bisogno dell’altro per sopravvivere). Il più debole dei 2 diventa sempre più vulnerabile a disfunzioni fisiche o mentali, a dipendenze da sostanze, ad altre forme di dipendenza e alle malattie. Quando il più ”inadeguato” dei due inizia a lamentarsi per via del fatto che l’altro predomina su di lui / lei, che non tiene conto delle sue emozioni, eccetera, quello “iper-adeguato” inizia ad avere problemi, perché adesso l’altro sta creando ulteriori difficoltà – allora sembra che il problema sia l’“inadeguato” (per esempio l’alcolista), ma in verità ci sono problemi da parte di entrambi.

LA TRASMISSIONE MULTIGENERAZIONALE

Gli individui tendono a ripetere l’esempio dei genitori, trasmettendo così gli stessi schemi di pensieri e di comportamento ai loro figli. Bowen riteneva che la schizofrenia fosse una malattia multigenerazionale, ossia che è il prodotto di disfunzioni di più generazioni: AD OGNI GENERAZIONE I DANNI EMOTIVI, LE DISFUNZIONI, PEGGIORANO, e al raggiungimento del livello di grave psicosi la procreazione si ferma, per evitare di continuare a tramandare problemi alle generazioni successive.


LA CODIPENDENZA SI APPRENDE IN FAMIGLIA, MA VIENE INCORAGGIATA E RAFFORZATA DALLA SOCIETÀ TRAMITE VARIE FORME DI PROPAGANDA

Le FORZE COESIVE all’interno del sistema famiglia definiscono i membri della famiglia come “simili” in quanto a:

  • convinzioni.
  • Filosofie.
  • Princìpi di vita.
  • Sentimenti importanti.

E SOTTOLINEANO LA COESIONE usando il “NOI” per DEFINIRE COSA PENSIAMO O SENTIAMO. Oppure definiscono il “sé” di un’altra persona, dicendo per esempio: “Mia moglie pensa che…”

Le ESPRESSIONI IMPERSONALI sono utilizzate per definire VALORI COMUNI – come per esempio:

  • “è sbagliato…”
  • “è questo che va fatto”.

La COESIONE DEL SISTEMA è ottenuta assegnando un VALORE POSITIVO ad ATTEGGIAMENTI quali:

  • Pensare agli altri prima che a sé stessi.
  • Vivere per gli altri.
  • Sacrificarsi.
  • Provare amore / devozione / compassione per gli altri.
  • Sentirsi responsabili del benessere degli altri.

Per cui se l’altro è infelice o a disagio, la Forza che produce la Coesione si sente colpevole e si chiede: “Che cosa ho fatto per causare questo?, giungendo a rimproverare all’altro l’infelicità o il fallimento di sé stessi (praticamente una forma di ricatto emotivo).

[Questo diventa il modo normale di relazionarsi con gli altri anche al di fuori della famiglia, ed è in questo modo che i figli accettano inconsciamente di farsi carico dei problemi dei genitori, arrivando in casi estremi a sacrificare la loro vita per “salvarli”.]

NOTA CHE tutti questi messaggi di “coesione” si ritrovano nelle favole e nei cartoni animati (enfasi sulla “morale” trasmessa) per bambini e ragazzi; la società in generale rafforza di continuo questi messaggi tentando di far sentire in colpa chi pensa alla propria felicità e al proprio benessere e non segue la “massa” (quindi abbiamo pressioni di famiglia + pressioni sociali continue) e si ritrova persino in movimenti “alternativi” come la New Age, secondo la quale se non fai ciò che desidera un altro verrai punito dal “Karma”.

Al contrario le FORZE TENDENTI ALLA DIFFERENZIAZIONE pongono enfasi sull’IO:

  • “questo è ciò che penso e credo”.
  • “Questo è quello che farò o non farò”.

SENZA attribuire le proprie valutazioni e credenze agli altri: è l’Io Responsabile che si assume la responsabilità della propria felicità e del proprio benessere, e che non ritiene gli altri responsabili o colpevoli della propria felicità e dei propri insuccessi.

Le FORZE COESIVE ritengono che la DIFFERENZIAZIONE sia egoista e ostile.

Dunque le reazioni prevedibili della famiglia alla DIFFERENZIAZIONE di un suo membro sono di 3 tipi:

  1. “Hai torto”.
  2. “Torna indietro”.
  3. “Se non lo fai, queste sono le conseguenze”.

Per potersi differenziare occorre NON farsi convincere da questi pensieri a tornare indietro per paura di fare un “salto nell’ignoto”, ma mantenere la propria posizione e andare avanti nonostante tutto.


BIBLIOGRAFIA

  • Larry Fritzlan, LMFT, CAS, BRI-1, Murray Bowen’s Insights into Family Dynamics* Differentiation of Self or How to Get Your Own Life And Not Get Overwhelmed By Your Family, (PDF), interventions.net,s.d.: http://interventions.net/BowenTheoryUpdated.pdf.

  • Carl V. Rabstejnek, P.E., M.B.A., Ph.D., Family Systems & Murray Bowen Theory, (PDF), houd.info, s.d.: http://www.houd.info/bowenTheory.pdf.

  • Murray Bowen, Dalla famiglia all’individuo – la differenziazione del sé nel sistema familiare, a cura di Maurizio Andolfi e Marcella de Nichilo, Casa Editrice Astrolabio, 1979.

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