E se esistessero solamente due “leggi universali”?!

In questo articolo affronto un argomento molto attuale nelle comunità spirituali, ovvero l’esistenza di leggi che governano l’Universo e quindi la nostra realtà fisica. Secondo molti insegnamenti esoterici ci sarebbe quindi una serie di norme che regolano l’espansione del nostro Universo e alle quali siamo soggetti noi esseri umani spirituali. Sarebbe quindi impossibile violare queste leggi e tale

chiaveleggeuniversale

“The key of love” di Corina Chirila, olio su tela, 2015.

“limitazione” servirebbe inoltre a contenere comportamenti umani potenzialmente pericolosi. Molti per semplicità paragonano le leggi universali alle leggi imposte dai governi, ma a me personalmente non piace vederle così: io le considero delle “linee guida”, o dei “suggerimenti” che la Sorgente ci fornisce per condurre un’esistenza fisica gioiosa e per far sì che noi Anime incarnate apprendiamo il più possibile dalla nostra esperienza terrena e ne traiamo quindi beneficio per far espandere Tutto-Ciò-Che-E’. Il mio obiettivo è quello di proporre una visione delle leggi universali molto più semplice rispetto a quella che viene solitamente divulgata nelle comunità spirituali, per agevolare ogni Anima nel suo cammino unico ed irripetibile. Di certo la Sorgente non ha bisogno di ideare una lunga serie di leggi complesse e contrastanti tra loro né di imporci niente o di limitare in qualche modo la nostra esperienza fisica, definendoci “colpevoli” e punendoci per ciò che abbiamo fatto.

Le uniche due leggi universali sono…

  1. La legge di causa-effetto: questa opera e ha bisogno dello spazio-tempo perché ci deve essere un lasso di tempo che intercorre tra i due eventi (la causa ed il suo effetto). Su questo si basa la fisica classica. In realtà il principio di causa-effetto è: “una specie di gabbia mentale, che opera nella materia […] Di conseguenza la visione diffusa del karma come l’effetto inevitabile di nostre azioni o di eredità da genitori o da nostri avi è priva di fondamento. Viceversa può esistere un pensiero di un karma, e questo determina la nascita di un vero e proprio karma nella nostra vita. […]” (Fonte: http://www.dottabbate.it/51-il-karma-non-esiste-o-quasi.html) In questo ambito si inserisce la teoria della relatività di Einstein¹ che ha introdotto una visione relativistica del tempo e dello spazio. Questo ha messo in crisi la stessa legge di causa-effetto (Fonte: Dott. Abbate).
  2. Il principio di sincronicità, enunciato per la prima volta in un saggio pubblicato dal fisico austriaco Wolfgang Pauli nel 1952. Secondo Pauli ci sono eventi che non hanno una causa e che avvengono esclusivamente per mantenere l’equilibrio dell’Universo, ovvero si tratta di eventi che non sono stati originati da nessuna causa rintracciabile (Fonte: Dott. Abbate). E’ opportuno ricordare come il concetto di sincronicità sia stato introdotto per la prima volta dallo psicoanalista Carl Gustav Jung nel 1950, che lo definì come un “principio di nessi acausali”; in contemporanea a Pauli, Jung pubblicò un saggio intitolato Sincronicità come Principio di Nessi Acausali nel 1952, dopo anni di reticenze a parlare della sua scoperta alla comunità scientifica. Nella prefazione al suo saggio Jung afferma: “[…] la sincronicità è un tentativo di porre i termini del problema in modo che, se non tutti, almeno molti dei suoi aspetti e rapporti diventino visibili e, almeno spero, si apra una strada verso una regione ancora oscura, ma di grande importanza per quanto riguarda la nostra concezione del mondo.” ( Jung, Naturerklärung und Psyche (Psiche e natura), 1952). Alcune fonti riportano che Pauli conobbe Jung di persona negli anni ’30, quando iniziò a sottoporsi all’analisi junghiana a causa di una dissociazione psichica, ma ben presto il rapporto si trasformò in una collaborazione professionale. Come spiega il sito web stateofmind.it: “Jung e Pauli condivisero anche la convinzione che i fenomeni parapsicologici fossero reali (all’epoca, del resto, le dimostrazioni di Rhine² venivano da molti considerate scientificamente solide). Pauli, per esempio, considerava non casuale il fatto che assai spesso le apparecchiature destinate a esperimenti di fisica applicata avevano periodicamente delle perturbazioni o non funzionavano quando questi faceva irruzione all’interno di un laboratorio; ancora oggi, del resto, la circostanza che esperimenti falliscano a causa di un guasto tecnico in presenza di un fisico teorico viene scherzosamente chiamata un esempio di “effetto Pauli”. Jung ipotizzò l’esistenza di legami “significativi a-causali” tra fenomeni, per spiegare l’esistenza di nessi razionalmente inspiegabili ma comunque reali. L’effetto Pauli non costituiva altro che un esempio di tali nessi, che Jung definiva sincronistici. Fu proprio Pauli a insistere perché Jung organizzasse i propri pensieri sulla sincronicità in un testo (Jung a Pauli, 22 giugno 1949, p. 89), che vide infine la luce nell’unica pubblicazione che Jung e Pauli firmarono insieme: Naturerklärung und Psyche (Spiegazione della natura e psiche; Pauli e Jung, 1952),(Fonte: http://www.stateofmind.it/2016/04/psiche-materia-epistolario-jung-pauli/). Il principio di sincronicità sarebbe connesso alla famosa legge dell’attrazione che dice che siamo noi ad attrarre eventi specifici nella nostra vita, i quali hanno la funzione di farci evolvere.

Per cui…

dipinto universo leggi

“The Universe is my Playground”, dipinto di Dariusz Arszuli.

Se la legge di causa-effetto e il karma sono una creazione della mente lineare che non trova attuazione a livello universale, rimane una sola vera legge universale che è il principio di sincronicità: “Ciò che ci accade non è frutto delle nostre azioni passate, non è effetto di una causa generata da noi o dai nostri avi, ma è frutto della nostra appartenenza al tutto attraverso la sincronicità e la legge di attrazione.” (Fonte: http://www.dottabbate.it/51-il-karma-non-esiste-o-quasi.html). In pratica, per capire la differenza tra l’interpretazione di un evento come frutto della legge causa-effetto e del principio di sincronicità, propongo il seguente esempio: ad una persona potrebbe accadere qualcosa che porta scompiglio nella sua vita, come la perdita del lavoro, la perdita della casa o di qualsiasi altro bene materiale di prima necessità, oppure una malattia, e così via…ma questo evento potrebbe essersi verificato: 1) se la persona ha compiuto un’azione sbagliata nei confronti di qualcun altro nel suo passato oppure se ha agito in modo da giungere a quel risultato (in maniera inconscia) e quindi adesso è vittima del suo stesso karma (Legge di causa-effetto) 2) se questa persona non ha fatto mai del male a nessuno o comunque non ha fatto nulla che la portasse a questo risultato, si potrebbe trattare del tentativo del suo Sé Superiore di risvegliarla dal “torpore” per iniziarla ad un percorso spirituale (Pincipio di sincronicità di Pauli e Jung).

Essere consapevoli del principio di sincronicità ci porta a vivere la vita in modo del tutto nuovo, perché ci fa sperimentare l’interconnessione che esiste in tutto il Creato, sapendo che niente avviene per caso. Ciò che noi definiamo “fortuna” o “coincidenze” nascondono tutto un mondo invisibile ai nostri occhi e incomprensibile per la nostra mente razionale. Infine accettare che tutto accade per una ragione ci porta a superare la visione vittimistica della vita che ci è stata propinata sin dall’infanzia. Allo stesso tempo sappiamo di non essere “colpevoli” di ciò che ci succede ma di essere co-creatori con il Creato e questo implica la capacità di rialzarsi dopo una caduta e di trasformare quell’evento in qualcosa di positivo. Come esseri spirituali umani “risvegliati” il nostro compito è quello di fluire secondo la danza universale.


Note:

¹Nella teoria della relatività generale, Einstein dimostra che il tempo e lo spazio sono strettamente correlati tra loro in una condizione definita spazio-tempo (anche detta a quattro dimensioni). Eventi che si verificano in un determinato periodo di tempo per un osservatore, potrebbero verificarsi in momenti diversi per un’altro che si trova in una differente posizione. (Fonte: http://www.lemonskin.net/io/4896#).

²L’importanza fondamentale del lavoro del Rhine, e di tutta la “scuola americana” di metapsichica, consiste nell’aver superato quello che pareva un ostacolo essenziale nell’indagine: la presunta saltuarietà e irripetibilità degli esperimenti. Rhine e i suoi collaboratori sono riusciti, mediante tecniche laboriose e sempre più perfezionate, ad ottenere la dimostrazione matematica dell’esistenza di percezioni extrasensoriali e a determinarne alcune fondamentali leggi. (Fonte: I poteri dello Spirito, J. B. Rhine (1895-1980)).


Sitografia: