Abdullah, il misterioso mentore di Neville Goddard e Joseph Murphy ci insegna cosa significa veramente “ignorare le circostanze attuali” e creare la realtà che desideriamo sperimentare


Alla fine del 2021 ho scoperto “per caso” ciò che Neville Goddard ha denominato “Legge dell’Assunzione o degli Assunti” (Law of Assumption in inglese), che come capirete non è altro che una forma di Gnosi basata sulle conoscenze di Kabalah pratica di Abdullah, il misterioso mentore di Goddard e Joseph Murphy, dalle quali derivano le moderne New Age, la “legge dell’attrazione” e il movimento del Pensiero Positivo.

Questi principi iniziatici sono stati denominati legge dell’assunzione poiché si basano sull’idea – confermata dalla fisica moderna tramite il celebre esperimento della doppia fenditura, menzionato sempre quando si parla di fisica quantistica[1] – che il mondo esterno sia solamente il riflesso delle nostre convinzioni consce e inconsce.

Il presente articolo è la mia traduzione dell’originale inglese, The mysterious man called Abdullah, pubblicato sul sito web The Neville Goddard Experience, il 23 gennaio 2022, e di un estratto del post How Abdullah taught Neville the Law: “He turned his back on me and…slammed the door!” pubblicato sul sito web maxshenkwrites.com.

Devo però prima fare una premessa importante: non fatevi confondere dai termini utilizzati da Goddard – quando si parla di “sentirsi come se il desiderio si fosse già realizzato” si intende che bisogna “entrare” nello stato mentale in cui ci troveremmo se il nostro sogno si fosse realizzato. Infatti sono sempre i pensieri a precedere l’emozione, e non viceversa, solo che non ce ne accorgiamo perché siamo passivamente pensati tutto il giorno, cioè non siamo coscienti dei pensieri che ci passano per la testa; di conseguenza se voglio raggiungere uno stato emotivo diverso devo necessariamente allenarmi a cambiare i miei pensieri, come ho spiegato qui. Questo punto viene frainteso da tutti, ed è proprio ciò che sabota la realizzazione dei nostri desideri.


Abdullah, il cabalista che introdusse Neville Goddard alla “legge di assunzione”

Tutti coloro i quali hanno una qualche familiarità con gli insegnamenti di Neville Goddard, avranno sentito parlare almeno una volta di Abdullah. La figura di quest’uomo è circondata dal mistero, anche se fu proprio lui ad introdurre Goddard ai principi che costituiscono la legge dell’assunzione. Fu grazie agli insegnamenti del suo mentore che Goddard poté testare in prima persona le idee che divulgò successivamente al mondo.

Abdullah era un rabbino di origini etiopi che parlava fluentemente l’ebraico e diverse altre lingue. Ebbe un gran numero di studenti, tuttavia quello che si distinse maggiormente fu proprio Neville, il quale grazie agli insegnamenti ricevuti, riuscì a trasformare radicalmente la propria esistenza, passando dall’essere un ballerino squattrinato ad un insegnante e scrittore di successo.

Alcuni sono convinti che Abdullah fosse un ebreo di colore, tuttavia non credo che questa sia una supposizione corretta, poiché egli era orgoglioso del suo retaggio culturale, inoltre si definiva etiope. Molto probabilmente coloro i quali ritengono che fosse un ebreo di colore, lo fanno solamente perché era un rabbino che parlava ebraico e iniziò Neville agli insegnamenti della Kabalah[2] – però questa è solo una mia deduzione [parla l’autore dell’articolo, Gwayi Kevin, N.d.T.].

Siccome Abdullah parlava fluentemente l’ebraico, era in grado di studiare il testo originale della Bibbia, ma la sua interpretazione di tale testo sacro non era affatto religiosa, infatti sosteneva che il significato occulto dei brani biblici fosse che l’essere umano stesso è Dio, e che quindi ha il potere di trasformare la sua vita tramite potere della sua consapevolezza.


Come Neville Goddard conobbe Abdullah

Neville Goddard (1905-1972).

Neville Goddard conobbe il suo mentore Abdullah nel 1931, quando partecipò ad una delle sue conferenze – fu un incontro decisamente simpatico. Non appena concluse la conferenza, Adbullah si avvicinò a Neville e gli porse la sua mano dicendogli che era arrivato con 6 mesi di ritardo. Abdullah aveva questo modo di comportarsi molto eccentrico, ed era proprio per tale motivo che lasciava il segno.

Neville, fortemente perplesso dal modo in cui era stato apostrofato da Abdullah, chiese: “Sono arrivato con 6 mesi di ritardo? Come fa a conoscermi?” E il maestro gli disse che era stato avvertito del suo arrivo dai “fratelli”.

Abdullah teneva spesso conferenze e portava avanti i suoi studi insieme ad un ristretto gruppo di “fratelli” e suoi allievi. Insomma, venne fuori che conosceva Neville già molto tempo prima che questi decidesse di partecipare ad una delle sue conferenze. Pare che Goddard fosse stato esortato a prendere parte alle conferenze di Abdullah da un uomo che riteneva essere un povero pazzo, e forse questo spiega perché ci mise così tanto tempo a decidersi.

Tuttavia quel primo incontro con Abdullah lo convinse che si trattava della cosa giusta da fare, e per i 5 anni che seguirono Neville studiò personalmente con il suo mentore, divenendo contemporaneamente suo grande amico. Goddard chiamava affettuosamente il suo maestro “Ab”.


Abdullah non ricercò mai la notorietà

Abdullah sapeva benissimo che Neville doveva partecipare ai suoi incontri, tuttavia non andò mai a cercarlo, preferendo aspettare pazientemente che arrivasse di sua iniziativa – e sappiamo che dovette attendere diverso tempo.

Abdullah non si mise mai a predicare i suoi insegnamenti con la forza, poiché essi erano riservati unicamente a tutti coloro i quali erano pronti per riceverli avendo compreso che la vita è molto più che la nostra forma fisica.

Non fu quindi mai mosso dalla sete di fama, ed era disposto ad assistere solo chi aveva bisogno di aiuto lungo il proprio cammino di risveglio spirituale; quindi è per tale ragione che non sappiamo quasi nulla di lui. Siamo venuti a conoscenza della sua esistenza solo grazie a quei pochi dei suoi studenti che hanno menzionato il suo nome. Fu sempre un uomo molto riservato e decisamente misterioso.


Abdullah prosperava in un periodo di grande oppressione e faceva tutto ciò che voleva

Abdullah era un uomo di colore, come si usa dire negli Stati Uniti, e in quel periodo storico chi aveva la pelle scura o veniva dall’Africa non aveva di certo vita facile. La maggior parte di queste persone sentiva di essere perseguitata dal mondo intero, semplicemente a causa del colore della propria pelle, per via della terribile oppressione che stava vivendo.

Al contrario sembrava che Abdullah vivesse su un’altra dimensione: non era minimamente preoccupato riguardo le leggi che limitavano le libertà delle persone di colore, faceva sempre e solo tutto ciò che voleva e viveva nella ricchezza, nonostante il mondo esterno gli fosse completamente ostile. Infatti quando conobbe Neville già viveva in un appartamento di lusso a New York, mentre Goddard era un ballerino squattrinato.

Due anni dopo aver conosciuto Abdullah, a causa della Grande Depressione, le cose andavano così male per Neville che questi non si poteva nemmeno permettere di mettere insieme un pasto. Goddard stesso raccontava che a quei tempi era disposto ad esibirsi in cambio di cibo, tuttavia tutti i teatri erano chiusi, proprio a causa della crisi economica.

Trattandosi dei tempi della Grande Depressione, tutti erano stati duramente colpiti in un modo o nell’altro, ma Neville non menzionò mai il fatto che il suo maestro avesse problemi. Abdullah aveva un modo tutto suo di prosperare anche in tempi di orrende ristrettezze!


Abdullah mangiava tutto ciò che voleva

Abdullah amava condurre una vita di lusso, mangiare tutto ciò che voleva e bere in gran quantità. Non fumava semplicemente perché non gli piaceva, ma mangiava tutto senza alcuna paura.

“E naturalmente si sedeva e mangiava 2 o 3 grosse porzioni di segale – e intendo veramente porzioni esagerate. Accompagnava il pasto con il Porto o la birra. E per dessert, proprio come Churchill, mangiava una grossa coppa di gelato. Io gli dicevo sempre: “Ab, come diamine fai a mandare giù tutta questa roba?” E lui rispondeva: “Oh, tu non potresti mai farlo, ti avveleneresti perché sei pignolo”.

Dunque lo ammoniva dal mangiare come lui, poiché Neville, per il solo fatto di aver posto una domanda simile, mostrava di credere che non era salutare mangiare in tal modo, e dunque questa convinzione era la sua realtà.

Abdullah mandava giù qualsiasi cosa perché era convinto che il cibo che introduceva nel suo corpo potesse solo fargli bene e mai danneggiarlo, al di là che gli altri lo considerassero sano o malsano. Semplicemente non gliene importava nulla.

Egli condusse una vita lunga – visse più di 100 anni – e prosperò mangiando cibi che ai nostri tempi sono considerati malsani o “spazzatura”.


Il metodo di insegnamento poco ortodosso di Abdullah

Abdullah era un personaggio molto stimato da tutti e altamente carismatico, e per questo migliaia di persone si rivolgevano a lui per avere consigli – fra i suoi allievi e conoscenti si trovavano anche personaggi famosi e molto influenti, come il celebre Joseph Murphy, colui che ispirò Napoleon Hill, Thomas Troward, Earl Nightingale – quest’ultimo fu il maestro del famoso Bob Proctor – dunque Murphy è considerato il padre della letteratura motivazionale contemporanea.

Abdullah era testardo e a volte persino scortese, e rifiutava sempre di farsi aiutare da Neville quando questi si offriva di farlo entrare nei luoghi ai quali le persone di colore non avevano accesso, infatti lui essendo un bianco non era sottoposto ad alcuna discriminazione e pensava che il minimo che potesse fare per il suo mentore fosse quello di aiutarlo, tuttavia Abdullah non ne voleva sentir parlare.

Non solo non accettava l’aiuto di Neville, ma puntualmente, e con grande stupore di quest’ultimo, si procurava sempre i biglietti in prima fila per l’opera – al tempo una persona di colore che riusciva ad avere i biglietti in prima fila per ascoltare l’opera era qualcosa di impensabile, a causa delle leggi razziali. Ma nessuno osava fermare Abdullah, perché questi sapeva benissimo che il mondo esterno doveva per forza conformarsi alla sua immaginazione, la quale è la fonte di tutto [la “legge dell’assunzione” insegna che il mondo esterno è una proiezione delle nostre convinzioni, è come un sogno ad occhi aperti, per cui è possibile cambiare ogni circostanza cambiando i pensieri ripetitivi, e quindi le credenze consce e inconsce – Abdullah non prestava attenzione alle leggi razziali proprio perché non voleva subirne gli effetti, e sapendo che gli altri non hanno “libero arbitrio” nella sua realtà, gli altri si dovevano per forza conformare alle sue aspettative e trattarlo come se non sapessero neppure cosa fossero le leggi razziali; rimando a questo mio video, N.d.T.].

Neville sapeva benissimo quanto fosse pericoloso il comportamento del suo mentore, perché al tempo una persona di colore poteva benissimo venire uccisa per il solo fatto di essersi seduta al posto sbagliato all’opera o per aver usato un bagno riservato ai bianchi, figuriamoci se si fosse seduto in prima fila in mezzo ai bianchi! Probabilmente la prima fila era riservata ai personaggi più importanti del tempo, dunque questo era un vero azzardo da parte di Abdullah.

Goddard quindi sentiva di dover intervenire e manipolare fisicamente il corso degli eventi, tuttavia il suo maestro rifiutava sempre ogni aiuto, e a volte lo faceva in modo rude – ma quelle furono le lezioni più importanti che Neville apprese da lui, perché gli mostrarono quanto la mente sia immensamente più potente di qualsiasi azione che avrebbe potuto compiere nel mondo fisico.

La scortesia di Abdullah era infatti solo un modo per scacciare i dubbi che assalivano la mente di Neville. Dunque, ogni volta che il suo allievo dubitava che il semplice atto immaginale avrebbe garantito la concretizzazione del desiderio, o ogniqualvolta si sentisse in dovere di intervenire con la forza – il che dimostrava che non aveva ancora piena fiducia che l’immaginazione si sarebbe solidificata nel mondo esterno – Abdullah lo rimetteva in riga interrompendolo e rifiutando di discutere di qualsiasi cosa che avrebbe potuto annullare gli effetti di suddetto atto immaginale.

Erano i tempi della Grande Depressione e Goddard desiderava ardentemente tornare nel suo Paese natio, le Barbados, per celebrare il Natale con la sua famiglia, così ne parlò con Abdullah, il quale gli disse che già si trovava alle Barbados. Naturalmente Neville non capiva cosa volesse dire, così il suo mentore gli raccomandò di immaginare di star dormendo alle Barbados e non a New York. Gli disse di vedere New York lontana proprio come se si trovasse realmente alle Barbados.

Dopo alcuni giorni, Neville iniziò a nutrire dei forti dubbi poiché non accadeva nulla, e voleva quindi parlarne con Abdullah, ma quest’ultimo continuava a ripetergli che già si trovava alle Barbados, e per tale ragione non c’era alcun motivo per parlare ulteriormente della questione. Quando Neville insistette, il suo mentore si girò, andò nella sua piccola biblioteca privata, e gli sbatté la porta in faccia. Goddard tentò per altre tre volte di parlare della cosa, ma il maestro si rifiutava di farlo, dicendogli che non poteva discutere del fatto che fosse alle Barbados visto che era già lì…non avrebbe avuto alcun senso. Se lui aveva fiducia nel fatto di essersi convinto di essere già lì, non poteva assolutamente discutere di come ci sarebbe dovuto arrivare.

Finalmente una mattina Neville ricevette una lettera dal fratello Victor, nella quale si trovava un assegno di 50 dollari, che serviva per permettergli di acquistare una nuova camicia, un nuovo paio di scarpe e di calzini, e qualsiasi altra cosa gli servisse. Inoltre Victor aveva preso accordi con la compagnia marittima Furness Withy, affinché quando Neville fosse andato a prenotare un biglietto per le Barbados questo sarebbe stato addebitato a lui.

Neville, tutto contento, andò alla Furness Withy, ma gli dissero che avevano posto solo in terza classe. Lui accettò lo stesso. Poi andò da Abdullah per raccontagli dell’accaduto, il quale gli rispose così: “E chi ti ha detto che devi andare alle Barbados? E chi ti ha detto che sei andato alle Barbados con un biglietto di terza classe? Tu sei già andato alle Barbados in prima classe”. E si rifiutò di discutere ulteriormente della faccenda. Neville pensò che l’amico non era contento per la fortuna che gli era capitata.

Dunque il mattino del 6 dicembre si recò al porto con il suo biglietto di terza classe, e una volta arrivato gli dissero che si era liberato un posto in prima classe, proprio come aveva predetto Abdullah. Goddard trascorse tre mesi meravigliosi alle Barbados.

Il maestro gli insegnò che come non esiste una “piccola gravidanza” – se lo fai rimani incinta, e allora devi permettere al bambino di crescere, poiché qualsiasi interferenza da parte tua risulterebbe in un aborto – non si può annullare la convinzione di aver già realizzato il proprio desiderio tramite la lamentela e i dubbi. “Tu sei convinto di essere alle Barbados. Così ora sei incinta. L’idea di fondo è che partorirai un viaggio che ti porterà esattamente alle Barbados. Quando ti sei convinto di un fatto, ciò corrisponde metaforicamente al concepimento. Non provare nemmeno a mettere in dubbio che si tratti di un concepimento. Ora devi per forza diventare una madre amorevole e portare avanti la gravidanza. Non è più il momento di discuterne” [l’atto di mettere in dubbio che il proprio desiderio si possa realizzare equivale ad un aborto perché ogni nostro desiderio è sacro e rinnegarlo significherebbe rinnegare noi stessi e la nostra divinità, ecco perché l’atto di rinunciare a realizzare i propri sogni provoca una grande sofferenza, N.d.T.].

Abdullah fu una fonte di grande ispirazione per Neville

Abdullah insegnò a Neville i principi di questa “legge” facendoglieli sperimentare in prima persona. Da lui Neville capì che i suoi studenti avrebbero a loro volta dovuto mettere in pratica questi principi per capire se sono validi o meno. Goddard disse sempre che bisogna mettersi alla prova da soli e che non ci si deve fidare di nessun mistico o maestro che chieda denaro in cambio delle sue conoscenze. Infatti lui stesso tenne molte delle sue lezioni gratuitamente.

Abdullah ci ha dimostrato che abbiamo veramente il potere di cambiare qualsiasi circostanza nella quale ci troviamo […]. Lui stesso non perse mai tempo a lamentarsi dell’oppressione contro i neri né della crisi economica – semplicemente non dubitava mai di nulla, era estremamente sicuro di sé. Neville apprese questa lezione quando il maestro gli sbatté la porta in faccia, facendogli capire che non doveva mettere in dubbio che potesse andare veramente alle Barbados – comprese che non avrebbe dovuto seguirlo e insistere.

Goddard apprese moltissimo dal suo mentore e mise in pratica tali insegnamenti ogni volta che lui stesso si trovò in circostanze poco gradevoli. Per esempio quando venne arruolato nell’esercito e non aveva nessuna intenzione di andare in guerra – si ritrovò con la prospettiva di dover combattere nella seconda guerra mondiale, e ovviamente al tempo non era permesso rinunciare a tale dovere. All’inizio provò a tirarsene fuori forzando le cose e andando a parlare col suo colonnello, azione che ovviamente non diede i risultati sperati. Allora la notte iniziò ad immaginare di star dormendo nel letto della sua casa, e ripeté questo atto immaginale fino a che non sentì di essere veramente nel suo appartamento. Dopo 9 giorni di esercizio e auto-disciplina [pensare come si fosse già ottenuto il proprio desiderio, disciplina mentale, visto che l’atto immaginale è totalmente inutile se poi si torna a pensare alla vecchia maniera, N.d.T.], venne finalmente congedato dall’esercito, naturalmente con onore.

Poi ci fu la volta in cui Neville voleva divorziare da sua moglie per poter sposare la donna che amava veramente, ma sua moglie si rifiutava di concedergli il divorzio. Si erano infatti sposati quando erano molto giovani e seppure la loro relazione era finita e vivevano separati, erano legalmente ancora sposati. Quindi quando Neville le chiese di firmare le carte per il loro divorzio, sua moglie rifiutò, proprio perché sapeva che lui voleva sposare un’altra donna. Di nuovo utilizzò la sua immaginazione: vide sua moglie che gli concedeva il divorzio. Alla fine quando successe veramente fu colto di sorpresa.


Considerazioni finali

Abdullah ci ha insegnato che siamo in grado di liberarci di ogni sorta di limitazione fisica. Mostrò come possiamo ottenere qualsiasi cosa desideriamo, se solo non permettiamo ai nostri 5 sensi di illuderci e se ci sentiamo come se la avessimo già, accettandola come nostra nuova realtà, anziché notare la sua assenza.

Abdullah ci ha dimostrato anche che siamo in grado di tirarci fuori da qualsiasi situazione, se solo capiamo quanto siamo potenti. La sua stessa vita è stata una dimostrazione di tutto ciò che ha insegnato ai suoi allievi: mise sempre in pratica quello che professava. Quando insegnò a Neville che le circostanze sono sempre totalmente irrilevanti e che possiamo ottenere senza ombra di dubbio ciò che vogliamo, gli mostrò tutto questo tramite il modo in cui lui stesso conduceva la sua esistenza – un uomo di colore che viveva come se non esistessero le leggi razziali né la crisi economica. Ogni volta che il suo allievo si preoccupava per la sua incolumità, il maestro gli diceva con durezza: “E chi ti ha detto che ho bisogno di aiuto?”


La strada più facile e più corta che porta alla ricchezza – Joseph Murphy, Il Potere del Subconscio, pagina 122:

“La strada che porta alla felicità e al successo in ogni campo – sia poi questo nel campo morale, spirituale o materiale – è aperta davanti a colui che ha familiarità con le forze miracolose del suo subconscio. Chi conosce le leggi spirituali possiede una fede salda e sa con assoluta certezza che non patirà mai la miseria, e questo indipendentemente dalla congiuntura economica, dalle quotazioni in borsa o dalle crisi di ogni tipo, come ad esempio scioperi o guerre. Infatti, non appena egli avrà impresso nel suo subconscio l’idea di benessere, questo gli procurerà in abbondanza, dovunque possa trovarsi, tutto ciò di cui ha bisogno. Egli ha anche acquistato la salda convinzione spirituale che il denaro circolerà sempre liberamente nella sua vita e che ne possiederà sempre più del necessario. Anche nel caso in cui le casse dello stato dichiarassero bancarotta domani e la persona in questione perdesse tutto il suo attuale patrimonio (come è già accaduto due volte con la moneta tedesca), questa persona ritornerebbe ben presto ricca, indipendentemente da quale nuovo sistema economico o quale nuova valuta vengano creati.”

Note:

[1] La fisica quantistica è la teoria che descrive il comportamento della materia, della radiazione e di tutte le loro interazioni, al livello microscopico. La teoria quantistica venne formulata da Max Planck agli inizi del novecento: il tutto nacque da uno studio sulla radiazione emessa da un corpo nero, il quale è capace di assorbire le radiazioni e di irradiarle a sua volta, indipendentemente dalla natura del materiale; tuttavia il processo dipende dalla temperatura. I quanti di energia sono la quantità minima al di sotto delle quali non possono avvenire tali scambi. Infatti le quantità fisiche come l’energia non possono essere scambiate in modo continuo, ma solo attraverso dei “pacchetti” detti quanti; per cui un sistema può possedere valori di energia specifici e non illimitati, come invece sostiene la fisica classica. Il corpo nero studiato da Planck emette radiazione quantizzata, ossia limitata, e non continua o illimitata. Tutto ciò che esiste è composto di molecole, le quali sono a loro volta composte di atomi, e così via. Se continuiamo a dividere le particelle arriveremo ad un certo punto al quanto, ossia una particella così piccola che non può essere divisa (invece l’atomo può essere scisso in protoni, neutroni ed elettroni). Questi concetti sono stati introdotti da Planck nel 1900, e in seguito vennero ripresi da Einstein; ancora oggi vengono studiati perché comportano dei paradossi.

Nella fisica classica possiamo sempre misurare con precisione un oggetto (la sua velocità, la sua energia, la sua posizione, e così via). Con la fisica quantica invece non è possibile misurare ogni oggetto, infatti quando si tratta di quanti possiamo descrivere solo una rosa di possibilità: cioè la probabilità che un oggetto o una persona si trovi in una determinata posizione. In fisica quantica si dice che un quanto si trova nello “Spazio di Hilbert” = spazio di possibilità o stato indefinito. Per cui c’è la probabilità che il quanto si trovi nel punto A o nel punto B, ma non avremo la certezza di dove si trovi fino a che non lo misuriamo. Non appena lo misuriamo, il quanto “decide” quale posizione prendere. In gergo tecnico si dice che lo stato iniziale all’atto della misurazione deve “collassare” in 1 dei 3 possibili stati.

L’esempio più famoso è quello del Gatto di Schrödinger; è come se la scelta fosse derivata da un fattore casuale, detto Principio di Indeterminazione. Ma più che di posizione si parla di autovalori, dato che la misurazione può riguardare diverse proprietà del quanto: posizione, velocità, eccetera. Per le particelle comuni possiamo dedurre anche la loro posizione, velocità, e altri dati. Però nel caso del quanto non possiamo mai determinare contemporaneamente posizione e velocità: o misuriamo la sua posizione, o la sua velocità.

Tuttavia possiamo prevedere il comportamento collettivo di un sistema – ossia di milioni o miliardi di quanti che agiscono insieme.

La fisica quantistica ci spiega che siamo noi a stabilire il comportamento dei quanti, e quindi di tutta la materia che ci circonda, anche quella invisibile!

Pure Einstein affermò che: “Dio non gioca a dadi con il mondo”, ovvero non esiste il caso.

Questi studi confermano quindi che l’osservatore può creare tutto ciò che desidera, essendo un vero e proprio Dio, privo di limiti.


[2] Neville Goddard viene considerato la versione “bianca”, ossia positiva, di Aleister Crowley, infatti entrambi conoscevano approfonditamente la Bibbia e possedevano le corrette chiavi interpretative, ma mentre Crowley usava un linguaggio complesso e di effetto, dandosi molte arie, Goddard usava un linguaggio semplice e immediato, rimanendo sempre molto umile. (Fonte: https://counter-currents.com/2019/07/artist-autist-crowley-in-the-light-of-neville-part-2/).


4 pensieri riguardo “Abdullah, il misterioso mentore di Neville Goddard e Joseph Murphy ci insegna cosa significa veramente “ignorare le circostanze attuali” e creare la realtà che desideriamo sperimentare

    1. Grazie Alessandra, ci tengo a condividere tutte queste cose interessanti che sto scoprendo solo ora e quindi sono contentissima se vi sono di aiuto 😀

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