Legge di Assunzione (Neville Goddard) / Riprogrammazione mentale – il peso delle programmazioni religiose inconsce


Possiamo categorizzare le convinzioni inconsce più diffuse su per giù in questo modo:

  • Convinzioni della famiglia (soprattutto dei genitori) – le più importanti in assoluto.
  • Convinzioni della società nella quale siamo nati e cresciuti (includono convinzioni culturali, l’influenza della scuola, eccetera).
  • Convinzioni religiose.

Le programmazioni religiose inconsce sono presenti nella maggior parte di noi, sebbene non nella stessa misura – in qualcuno queste sono più forti, mentre in altri sono meno insistenti.


 


IL GENITORE INTERNO

LA NOSTRA “POLIZIA INTERIORE”

Nel suo Io sono ok, tu sei ok, un classico dell’analisi transazionale, Thomas A. Harris trattata anche delle convinzioni religiose apprese dai genitori durante l’infanzia. Teniamo a mente che negli Stati Uniti il movimento religioso predominante è il puritanesimo, il quale presenta dogmi un po’ diversi rispetto al cattolicesimo. In Italia anche chi non segue più la religione cattolica presenta comunque registrazioni di insegnamenti ricevuti in infanzia, a meno che non sia riuscito veramente a superarle, dunque spesso non si rende conto di quanto sia stato influenzato dalla religione: esattamente come nel caso dei genitori, ribellarsi ad una religione NON significa essersi liberati anche delle convinzioni religiose inconsce. A volte possiamo pensare di aver rimosso ogni convinzione religiosa per il solo fatto di averlo deciso a livello cosciente, ma non ci accorgiamo che pensiamo e agiamo automaticamente in accordo con quegli stessi dogmi, provocandoci così sofferenza da soli.


Harris spiega che la “volontà di Dio” è in verità la volontà degli stessi fedeli, dunque i credo religiosi rappresentano inconsciamente per tutti noi il GENITORE. Questo significa che la religione, dogmatica come i genitori, nella nostra mente è una forma di autorità che ci porta a rivivere la condizione infantile, periodo in cui eravamo sottomessi alla volontà degli adulti (i genitori biologici / adottivi, insegnanti e altre forme di autorità). Il messaggio è che se non fai ciò che vuole il Genitore, allora sei cattivo, sei un peccatore che deve essere punito. Sarai premiato e apprezzato solamente se fai ciò che vuole il Genitore, anche se questo significa annientare la tua identità personale e andare contro i tuoi valori – la fedeltà alla religione-genitore può costarti anche la vita, quindi se sei fedele fino alla fine sarai celebrato come “santo”, “martire”, qualcuno che ha fatto “onore” al Genitore. Questi concetti che ho espresso a parole mie, l’Analisi Transazionale li esprime con l’atteggiamento “Io sono ok finché…”.

Quando qualcuno sperimenta la conversione, prova un senso di grande sollievo, che deriva da un’adesione totale al Genitore, è come se il soggetto dicesse: “Rinnegherò la mia malvagità e sarò esattamente ciò che tu (Genitore) vuoi che io sia; farà di tutto per guadagnarsi l’approvazione delle persone devote a quella specifica religione (le quali simboleggiano il Genitore che approva o punisce). Dunque sta assumendo l’atteggiamento del Bambino ubbidiente, che vuole essere approvato dal Genitore che ai suoi occhi è onnipotente e perfetto, pure se in verità, per un osservatore imparziale, non lo è per davvero (ricordiamoci che ciascuno di noi ha interiorizzato l’atteggiamento che il Genitore è OK, mentre io, il piccolo, NON SONO OK), e farà qualsiasi cosa, anche snaturare sé stesso, pur di sentirsi parte di questo gruppo, pur di essere accettato. Questa è la stessa dinamica che si ritrova all’interno delle famiglie, che sono dei gruppi che rispondono a determinate regole, e quindi se un membro si rifiuta di onorarle, provoca grossi sconvolgimenti, e alla fine non può più farne parte – a meno che non cambino le regole del “gioco”!

Per cui la riconciliazione o conversione provoca un senso di beatitudine che il soggetto vuole rivivere nuovamente. Ma al fine di rivivere questa adesione totale al Genitore, il soggetto deve avere una “ricaduta nel peccato”, la quale prepara la strada all’esperienza di una nuova conversione. La “pecorella smarrita” torna di nuovo all’ovile, dal genitore “generoso” che la “perdona” e la accoglie nuovamente.

Diagramma in lingua inglese che mostra l’esclusione dell’Adulto (cerchio grigio che si trova al centro – le due linee rappresentano, per l’appunto, l’esclusione), con il Genitore (Parent) in alto e il Bambino (Child) in basso.

Il dialogo interiore che predomina in questi soggetti è del tipo Genitore-Bambino, con totale esclusione dell’Adulto, sono di conseguenza continuamente occupati a tenere una metaforica contabilità ossessiva delle azioni buone e cattive che compiono – le contano separatamente, senza essere mai pienamente coscienti dei loro schemi di comportamento ripetitivi e di ciò che li ha provocati, si limitano a fare la conta come se fossero episodi separati, totalmente scollegati fra di loro – alla fine non sanno nemmeno se il bilancio è attivo o passivo. Infatti la moralità religiosa è solamente il timore ossessivo di commettere uno sbaglio rispetto a ciò che la Chiesa-Genitore afferma essere corretto. Al di là se questi ordini sono realmente corretti o se incoraggiano comportamenti distruttivi, al seguace interessa solo di attenersi a ciò che dice questa forma di autorità, è come se fosse un bambino alla continua ricerca di comandi riguardo ciò che deve fare nella vita, non avendo un Adulto ben sviluppato.

Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale (AT), identificò il seguente gioco religioso (variante di un altro gioco, non religioso): “Goffo Pasticcione Religioso”, che conosciamo tutti molto bene. Il giocatore riveste il ruolo del Peccatore, ma è al contempo una Vittima, che per tutta la settimana tartassa i suoi affittuari, dà ai propri dipendenti un salario insufficiente, insulta la moglie, urla dietro ai figli, sparge pettegolezzi sui propri concorrenti, e la domenica rivolge un melenso “Mi dispiace” a Dio, per poi uscire dalla chiesa con la falsa sicurezza che “È mezzogiorno e tutto va bene”, col quale estingue il suo debito. Sebbene non tutti i giocatori siano così spacciati, sono impegnati a tenere la contabilità delle azioni buone e cattive che compiono, senza essere mai coscienti di cosa stia accadendo in loro.

Diagramma in lingua inglese, che mostra, a partire dall’alto, il Genitore (Parent) suddiviso in Genitore Normativo o Critico e in Genitore Affettivo, con l’Adulto al centro che non presenta alcuna suddivisione in quanto è la parte razionale che ci permette di liberarci di registrazioni desuete e di comportamenti impropri tanto del Genitore che del Bambino, e il Bambino in basso, suddiviso in Bambino Naturale e Bambino Adattato.

I condizionamenti di infanzia vengono definiti dall’Analisi Transazionale “processo di adattamento”, e significa che il soggetto è dominato dalla “voce” del suo Genitore Interno, ossia di tutti i comandi, gli ammonimenti e i valori che gli sono stati inculcati in infanzia (per l’AT si tratta delle registrazioni di tutto ciò che il bambino ha sentito dire e visto fare dai suoi genitori fisici nel periodo che va dagli 0 ai 5 anni). Siamo stati TUTTI sottoposti a questi condizionamenti, e ovviamente i contenuti del Genitore variano di persona in persona. Tale processo di adattamento sopprime il BAMBINO NATURALE, la parte creativa e pura di ciascuno di noi che ci permette di sperimentare l’intimità con un altro essere umano. Il Bambino Naturale viene meno quando impariamo a razionalizzare eccessivamente ciò che osserviamo nel mondo esterno, e ci mettiamo a categorizzare ogni esperienza, anziché viverla pienamente.

Il contrario della conversione è l’esperienza mistica, caratterizzata dalla Kenosis o auto-svuotamento, esperienza vissuta dal nostro Bambino e dal nostro Adulto, con totale esclusione del Genitore: infatti in presenza di registrazioni del Genitore che hanno prodotto originariamente il NON OK, non sarebbe possibile provare la gioia o l’estasi. In altre parole, se nella tua testa hai dialoghi interiori distruttivi che ti ricordano che non vali nulla, che sbagli sempre, che non otterrai mai ciò che vuoi, che sei cattivo se fai ciò che vuoi incurante di ciò che pensano gli altri, e così via, non puoi di certo vivere un’esperienza di beatitudine.

Diagramma che mostra l’esclusione del Genitore (Parent) – un altro modo per rappresentare l’esclusione rispetto al diagramma che rappresentava l’esclusione dell’Adulto.

Potrei dire quindi che, mentre le religioni organizzate di qualsiasi tipo rappresentano il Genitore dogmatico, e ci portano ad adottare un atteggiamento da Bambini sottomissivi, la spiritualità è in grado di farci avere esperienze mistiche (spesso vissute durante stati meditativi profondi), che escludono totalmente il Genitore, e fanno emergere sia il Bambino naturale (il quale ci dona il senso di intimità con noi stessi e la sensazione di essere veramente Uno con il Divino) che l’Adulto (la parte che si occupa di riflettere sui fini ultimi di tale esperienza, quello che ci sprona a formulare interessanti teorie filosofiche e metafisiche, poiché permette di osservare in modo obiettivo ciò che sta accadendo).

Dunque, per semplificare ulteriormente e comunque trovandomi costretta a generalizzare, possiamo dire che chi cerca l’accoglienza di una religione organizzata sente inconsciamente di aver disubbidito ai propri genitori, ha avvertito un dolorosissimo distacco interiore da loro e ora vuole ricongiungersi, mentre chi si apre alla spiritualità cerca sollievo dal peso del Genitore opprimente, e si ribella, desiderando tirare fuori il proprio Bambino Naturale.

Ma per “funzionare” in modo appropriato, ciascuno di noi deve avere ben sviluppate e tenere separate fra di loro le tre parti: Genitore-Adulto-Bambino, con l’Adulto che fa da intermediario tra le due, e sa come scegliere sempre l’alternativa migliore, senza farsi influenzare dalle raccolte di dati arcaici (arcaici sia perché risalgono ai primissimi anni di vita del soggetto, sia perché appartengono ad una generazione diversa dalla nostra, e non sono più adeguate alle situazioni che ci troviamo ad affrontare nel momento presente).


KARMA, PUNIZIONI E PECCATORI…

L’idea del KARMA e della PUNIZIONE sono un’invenzione che serve a tenere sotto controllo le masse: il messaggio è che se tu (Bambino) non fai ciò che dico io (Genitore – qualsiasi forma di autorità, che sia il governo, la Chiesa o altro), verrai punito crudelmente e anche umiliato. Se non fai e non dici ciò che va bene per questo specifico gruppo (si parte dalla famiglia, poiché la famiglia, secondo la mia esperienza, viene PRIMA dello Stato, infatti quest’ultimo è solo un’aggregazione di gruppi-famiglia), verrai ripreso, umiliato e infine espulso.

Persino le varie forme di spiritualità insegnano che il Karma è il risultato di azioni errate compiute nei confronti di qualcun altro – dunque se hai fatto qualcosa che l’altro ha percepito come “sbagliato”, sarai punito, perché nella tua realtà sei soggetto al libero arbitrio altrui (idea errata, come spiega la “legge di assunzione”, altrimenti nessuno di noi sarebbe veramente il Creatore della propria realtà). Per cui vengo punito se L’ALTRO percepisce la mia azione come sbagliata, anche se non è veramente così.

Per fortuna in verità si tratta solo di convinzioni negative!

Il Karma è il risultato di un modo di pensare errato: se io intrattengo pensieri distruttivi su di me e sul mondo, e quindi i miei monologhi interiori sono negativi, adotterò un comportamento altrettanto distruttivo, e otterrò risultati pessimi nel mondo esterno.

Se io compio un’azione che una persona reputa sbagliata dalla sua prospettiva, ma mantengo il controllo della mia testa e ho un’immagine di me positiva, non dovrò temere di essere punito da qualche misterioso “potere superiore”. Tuttavia il nostro scopo è quello di intrattenere pensieri costruttivi e di fare cose costruttive per noi stessi e per il mondo; non dobbiamo più sottometterci al volere altrui, né temere che verremo puniti se non li abbiamo fatti felici! Dobbiamo cambiare radicalmente modo di pensare e assicurarci solo di onorare i NOSTRI ideali: basta cedere il nostro potere al mondo esterno!


IL PROGRAMMA DELLA “MADONNA SOFFERENTE”

I cattolici in modo particolare (ma non sono affatto gli unici) hanno impresso il programma della SOFFERENZA: è onorevole soffrire, sacrificare la propria felicità per gli altri, chi è sempre felice è un peccatore, una persona riprovevole. Se non soffri non vali nulla. Soprattutto le donne hanno il programma che ho denominato “la Madonna sofferente”: ti devi sacrificare per la famiglia, devi soffrire anche fisicamente, e se tenti di ribellarti alla religione, sarai punita e proverai ancora più dolore. Questo programma è presente in tutte le donne cresciute secondo la religione cattolica, tuttavia la sua “pesantezza” varia da soggetto a soggetto: nei casi più ”gravi” la donna o è completamente bloccata e sottomessa alla volontà altrui – prima quella dei genitori o in generale della famiglia, poi del marito, oppure diventa incredibilmente aggressiva e tenta di controllare e manipolare tutti i membri della famiglia (marito, figli, nipoti) tramite il senso di colpa – l’idea di fondo è che lei ti ha dato la vita e quindi tu sarai sempre in dovere verso di lei, è come se ti possedesse. La devi fare felice, o verrai punito, quindi in un certo senso si riprende con gli interessi la vita che ti ha generosamente donato (spesso sottolineando la sofferenza fisica – da qui si originano convinzioni negative sulla maternità). Alcune adottano entrambi questi atteggiamenti, arrivando ad annientare marito e figli maschi – insomma non mi è possibile descrivere ogni singolo caso, l’intento di questo articolo è semplicemente quello di portare le persone a riflettere.

Se si opera ancora secondo questi programmi, ogni volta che si tenta di cambiare e di uscire dalla sofferenza, o quando accade finalmente qualcosa di positivo, si verrà “puniti” dal proprio inconscio, saturo di idee religiose provenienti in origine dai genitori fisici e dalla Chiesa che si è frequentata. È per questa ragione che le persone credono erroneamente di essere state punite dal Karma…così si spaventano e interrompono il percorso di risveglio che stavano seguendo; per evitare che ciò accada, tali programmi vanno “stanati” e rimossi sin da subito. Il soggetto ne deve prendere coscienza, deve capire che si tratta solo di idee infantili che servono solo a tenere sotto controllo le masse. Una volta compiuto questo primo passo, si potrà uscire definitivamente fuori dalla sofferenza.


BIBLIOGRAFIA:

  • Thomas A. Harris, Io sono OK, tu sei OK – guida all’analisi transazionale, BUR Rizzoli saggi, 2020 (pubblicato per la prima volta nel 1967).

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