Individuare correttamente l’origine delle nostre convinzioni limitanti – un breve viaggio nel mondo della “teoria sistemico relazionale” e dell'”Analisi Transazionale”!


Dietro molti schemi di pensiero e comportamenti auto-sabotanti si nasconde l’influenza dei genitori e della mentalità di famiglia dalla quale proveniamo, ANCHE SE pensiamo di esserci differenziati per il solo fatto di esserci ribellati in qualche modo.

La “legge dell’assunzione” ci dice che dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare per poter manifestare i nostri desideri, o, più in generale, la vita dei nostri sogni; tuttavia si ignora spesso un fattore importante: la maggior parte (se non addirittura la totalità, in certi casi) dei nostri schemi di pensiero si è originata al tempo dell’infanzia e dell’adolescenza in base all’esempio offerto dai nostri genitori e dagli adulti che si sono presi cura di noi; infatti il bambino, all’incirca fino ai 7 anni di età, assorbe tutte le informazioni del mondo esterno e le interiorizza senza possedere il discernimento che ha l’adulto – il suo è quindi un apprendimento di tipo inconscio. In più il bambino vede i genitori come se fossero degli dèi e non mette quindi in discussione ciò che gli dicono, anche se si tratta di una bugia; di conseguenza è letteralmente disposto a dare la sua vita pur di salvare uno dei genitori o entrambi se li vede soffrire – le malattie e i disturbi di cui soffrono i bambini sono infatti il riflesso del malessere dei genitori! L’infanzia è quindi la fase dell’esistenza durante la quale impariamo ad interagire con l’ambiente esterno in un certo modo, e siccome ci viene insegnato che il mondo esterno è separato da noi, ci abituiamo a subire le circostanze piuttosto che a crearle.

Bisogna per cui capire a quali schemi di pensiero e relazionali è stato esposto un soggetto, per esempio se i suoi genitori hanno avuto un matrimonio infelice o avevano un pessimo rapporto col denaro, possiamo stare certi che nel suo inconscio sono registrati quegli stessi programmi, e occorre quindi prima prenderne coscienza, osservare tutto da una prospettiva diversa, e poi procedere con la riprogrammazione mentale. Chi non ha un vissuto particolarmente difficile riesce da solo a superare in modo relativamente facile tutte queste programmazioni, mentre per chi proviene da un sistema altamente disfunzionale ci può volere più tempo, più impegno e anche supporto da parte di qualcuno. Ecco perché ci tengo sempre a ricordare che è sciocco paragonarsi alle storie di successo o al percorso altrui: non potrò mai sapere con certezza quante e quali programmazioni negative ha quell’altra persona, ma posso solamente conoscere il mio vissuto personale, quindi il mio metro di misura è come stavo quando ho iniziato questo cammino e dove sono arrivato ora!

Una delle dinamiche più frequenti che si riscontrano è il SENSO DI COLPA VERSO LA MADRE O LA FAMIGLIA DI ORIGINE: il ragionamento inconscio è spesso scioccante e duro da accettare, poiché la madre sta dicendo: “Io ti ho dato la vita, tu appartieni a me, devi fare tutto quello che dico io, mi devi fare felice, non azzardarti a pensare in modo diverso da me. Per me amare significa controllare gli altri, e siccome io ti amo, ti controllo!”. La madre arriva a proiettare i suoi problemi irrisolti sul figlio (o più spesso sulla figlia), facendolo o facendola sentire tremendamente in colpa. Così il figlio arriva a credere che sia lui il responsabile della felicità dei genitori, e di conseguenza impara a comportarsi allo stesso modo con le altre persone tutte le relazioni della sua vita si baseranno su quella che aveva con i genitori, i primi esempi che abbia mai conosciuto.

Anche nel caso in cui i genitori siano stati molto o del tutto assenti, avranno comunque una qualche influenza sul figlio biologico.

Dalla prospettiva della “legge dell’assunzione” sono solamente io (l’osservatore della mia realtà) ad avere il controllo della realtà esterna per mezzo dei dialoghi interiori, e quindi accade che il bambino, pur essendo il creatore della sua realtà, viene cresciuto in un ambiente che non contempla queste possibilità, così si convince di essere praticamente impotente e soggetto alla volontà altrui – secondo la “legge” questa sarà la sua esperienza, poiché la ritiene vera. Quando da adulto scopre queste cose e riprogramma la sua mente, avrà, se lo desidera, la possibilità di cambiare anche il suo rapporto con gli altri (principio EIYPO), come ad esempio con i genitori. Tuttavia è importante prima capire che cosa è accaduto durante l’infanzia, quali meccanismi inconsci hanno governato le azioni dei genitori, poiché senza questi punti di riferimento diventa difficile capire come riprogrammare la mente.

In questo articolo intendo quindi soffermarmi su schemi di pensiero e relazionali che abbiamo incontrato tutti nella nostra vita, al fine di aiutare le persone a capire meglio COME IDENTIFICARE CORRETTAMENTE LE CONVINZIONI LIMITANTI, poiché senza questa presa di coscienza si rischia di formulare affermazioni a vuoto, collezionando solo un fallimento dietro l’altro, come manifestazioni che svaniscono dopo un po’ di tempo o che non sono pienamente soddisfacenti. Ho già affrontato questo tema nei video precedenti, tuttavia questa volta fornirò altri spunti di riflessione. 

Presenterò quindi alcuni principi chiave dell’Analisi Transazionale, al fine di rendere tutto più chiaro.


LA TRANSAZIONE: L’UNITÀ FONDAMENTALE DEL RAPPORTO SOCIALE

Eric Berne (1910-1970), padre dell’Analisi Transazionale, spiega che:

L’unità del rapporto sociale si chiama transazione. Se due o più persone s’incontrano in un aggregato sociale, prima o poi qualcuno si deciderà a parlare o a dar segno in qualche modo di essersi accorto della presenza altrui. Questo è lo stimolo transazionale. L’altro, o gli altri, diranno o faranno qualcosa che sarà in qualche modo in rapporto con lo stimolo: e questa è la reazione transazionale.

L’Analisi Transazionale è il metodo di esaminare questa transazione in cui “Io ti faccio qualcosa e tu reagisci in qualche modo” e determinare quale componente della natura molteplice (Genitore, Adulto e Bambino) dell’individuo si mette in luce.

Harris spiega che:

“durante le fasi iniziali dell’elaborazione dell’Analisi Transazionale, Berne ebbe a notare che se osserviamo e ascoltiamo le persone, possiamo vederle cambiare a vista d’occhio. Si tratta di un mutamento completo, che interessa simultaneamente l’espressione del volto, il lessico, il gesticolare, l’atteggiamento e le funzioni fisiche, e che può provocare rossori al volto, palpitazioni cardiache o una maggiore frequenza respiratoria”.

Dunque i passaggi da uno stato all’altro si notano nel comportamento, nell’aspetto, nelle parole e nel gesticolare. Il soggetto, a seconda della “transazione” e dell’educazione ricevuta in infanzia, può passare attraverso tre personalità distinte: Genitore, Adulto e Bambino. Queste sono considerate realtà psicologiche.

  • GENITORE: in esso è registrato tutto ciò che il soggetto ha visto fare o udito affermare da parte dei propri genitori durante l’infanzia. TUTTI siamo provvisti di un Genitore, in quanto tutti abbiamo assorbito stimoli esterni nei primi 5 anni di vita. Ogni individuo ha un Genitore specifico, poiché questo è la registrazione di quell’insieme di esperienze infantili uniche per ogni persona. Queste informazioni furono assorbite e registrate senza alcuna mediazione, in quanto la condizione vulnerabile del bambino gli impediva di apportare modifiche, correzioni o spiegazioni.
  • BAMBINO: registrazioni di eventi interni, ossia sentimenti, per reazioni a eventi esterni provenienti soprattutto dal padre e dalla madre, dalla nascita all’età di 5 anni. Al bambino però manca la capacità di discernimento, per cui uno sguardo burbero rivolto verso la sua persona può solo produrre uno stato d’animo negativo, ossia pensa che sia lui a “non essere OK”. Ecco che si producono i primi sensi di colpa. Sulla base di tutto ciò il piccolo giunge alla conclusione che: “Io non sono OK” – questo è definito in Analisi Transazionale il NON OK o il BAMBINO NON OK, che si ritrova persino nei figli di genitori buoni, amorevoli e indulgenti. La New Age denomina questo stato “Bambino Interiore” [mia intuizione]. Il bambino ragiona più o meno così: “Se ho un papà OK e una mamma OK, com’è che io non sono OK?”. Se questo non essere OK ce lo portiamo dietro tutti, possiamo solo immaginare quale concezione di sé possa aver sviluppato un bambino cresciuto in una famiglia disfunzionale o che è stato trattato in modo crudele!
  • ADULTO: registrazione di dati acquisiti ed esaminati tramite l’esplorazione e la verifica – il bambino, verso il decimo mese di vita, inizia a scoprire da sé gli aspetti della vita diversi dal concetto “inculcato” della vita presente nel Genitore e dal concetto “sentito” presente nel Bambino. Il piccolo ha quindi scoperto di essere in grado di compiere qualcosa frutto della sua coscienza e di un pensiero originale, e ciò porta all’autorealizzazione: “finalmente posso esplorare il mondo e giungere alle mie conclusioni, con la possibilità di mettere in discussione ciò che mi dicono mamma e papà”.

L’ADULTO si differenzia dal GENITORE, il quale è invece portato a giudicare in modo imitativo e cerca di imporre concezioni apprese dagli altri. Il BAMBINO invece tende a reagire in maniera più brusca, visto che, non essendo ancora dotato di discernimento, ha appreso in modo distorto.

Grazie all’Adulto, il bambino può iniziare a riconoscere la differenza fra la vita come gli è stata insegnata e dimostrata (Genitore), la vita come l’ha provata o desiderata o sognata (Bambino) e la vita come la va scoprendo da solo (Adulto). L’ADULTO È UN COMPUTER ELABORATORE DI DATI, CHE MACINA DECISIONI DOPO AVER ELABORATO LE INFORMAZIONI PROVENIENTI DA TRE FONTI:

  1. IL GENITORE.
  2. IL BAMBINO.
  3. I DATI CHE LUI (L’ADULTO) HA RACCOLTO E STA RACCOGLIENDO.

Un ragazzo sicuro di sé e in pace con sé stesso è colui che scopre che gran parte dei fatti del Genitore è attendibile: “Mi hanno detto la verità”.

Tuttavia se scopre che gran parte di ciò che gli è stato detto dai genitori non corrisponde alla verità, ciò provocherà tremendi conflitti interiori, poiché non può credere che i suoi stessi genitori gli abbiano mentito – questa è una verità troppo dolorosa da accettare.

C’è poi un fenomeno ancora più insidioso, comune a moltissime famiglie: quello del doppio messaggio doppiamente contraddittorio o doppio legame (double bind)[1]. In pratica c’è un’incongruenza fra la comunicazione verbale e quella non verbale (non solo linguaggio del corpo, ma anche atteggiamenti e tono della voce) – per esempio una madre potrebbe dire a parole: “Voglio che tu sia felice e che ti realizzi nella vita”, mentre inconsciamente intende: “Non ti azzardare ad essere felice, in questa famiglia tutti devono rispettare la regola che bisogna soffrire e faticare, per cui non mi aspetto veramente che riuscirai a realizzare i tuoi desideri”. Essere ripetutamente esposti al doppio legame può portare addirittura alla pazzia, e nei casi meno gravi provoca un continuo e opprimente senso di colpa, insicurezza e paura della vita. Pensate ad una mamma che dice alla figlia: “Ti voglio, bene, sei la mia preferita”, mentre la bambina sa benissimo che è il fratello ad essere favorito, quindi quest’ultima vivrà un conflitto interiore, poiché se dice la verità la accuseranno di essere bugiarda o persino matta.


Nota:

[1] Ipotesi enunciata dal Gruppo di Palo Alto (California), nel 1956 – vedi Bateson, Jackson, Haley e Weakland, TEORIA SISTEMICO RELAZIONALE.


ALCUNI ESEMPI DI TRANSAZIONI

TRANSAZIONE GENITORE-GENITORE, DOMINATA DAI PREGIUDIZI 

Situazione: questa transazione è stata registrata da Thomas A. Harris negli anni ’60, mentre si trovava su un autobus che andava a Berkeley e avvenne fra due signore sedute l’una di fianco all’altra, le quali avevano entrambe uno sguardo mesto, tipico di chi ha perso fiducia nella vita, o meglio di chi non l’ha mai avuta.

Argomento: “L’autobus arriverà a Berkeley in orario?”.

Prima Signora: (guarda l’orologio, lo carica, borbotta, attira l’attenzione della signora seduta accanto a lei, sospira con aria stanca).

Seconda Signora: (sospira a sua volta, si muove dando segni di disagio, guarda il proprio orologio).

Prima Signora: “Pare che dobbiamo arrivare in ritardo un’altra volta”.

Seconda Signora: “Non c’è dubbio”.

Prima Signora: “Si è mai visto un autobus arrivare in orario, dico mai?”.

Seconda Signora: “Mai”.

Prima Signora: “Lo dicevo proprio stamattina a Herbert: i servizi non sono più come quelli di una volta.”

Seconda Signora: “Ha ragione, assolutamente. È un segno dell’andazzo generale”.

Prima Signora: “Però te lo fanno pagare. Su quello ci puoi contare!”.

Queste TRANSAZIONI sono DEL TIPO GENITORE-GENITORE, in quanto si susseguono senza ricorrere ai dati offerti dalla realtà e fanno parte dello stesso genere di scambi categorici di giudizi che queste signore, da piccole, hanno udito per caso intervenire fra le rispettive mammine e ziette a proposito delle traversie che comportava un viaggio in macchina. La Prima e la Seconda Signora si divertivano maggiormente a enumerare le “Seccature” che ad appurare i dati di fatto. Il motivo di ciò sta nella sensazione di benessere che si ricava dal biasimare e dal trovare da ridire. Quando biasimiamo e critichiamo, ripetiamo i primi biasimi e le prime critiche registrate nel Genitore, e questo ci fa sentire OK, poiché il genitore è sempre OK per il bambino (il quale giunge, come abbiamo visto persino nel caso in cui sia stato cresciuto con amore, alla conclusione: IO NON SONO OK – TU (genitore) SEI OK), e di conseguenza noi assumiamo l’atteggiamento del Genitore. Se si trova qualcuno che concorda con noi, e si unisce al gioco, ciò produce una sensazione di quasi onnipotenza.

La Prima Signora fece la prima mossa, ma la Seconda avrebbe potuto porre termine al gioco se avesse reagito con un’osservazione da Adulto, come ignorare il sospiro dell’altra, limitarsi a sorridere, o mettere gentilmente in dubbio tali affermazioni.

Siccome la Seconda Signora ha partecipato al gioco della Prima, la loro transazione è stata COMPLEMENTARE, mentre se avesse deciso di reagire da Adulto, sarebbe stata NON COMPLEMENTARE, ossia non avrebbe retto il gioco dell’altra.

Sullo stesso autobus Harris assistette ad una TRANSAZIONE ADULTO-ADULTO:

quando l’uomo seduto davanti alle due signore chiese al conducente se sarebbero arrivati a Berkeley in orario. Al che il conducente risposte: “Sì, alle undici e un quarto” – si tratta di una risposta diretta a una domanda altrettanto diretta, e la conversazione così attinge ai dati di fatto.


TRANSAZIONI BAMBINO-ADULTO

Un altro esempio di TRANSAZIONE COMPLEMENTARE – una persona in preda a uno stato d’animo NON OK può rivolgersi ad un’altra persona per riceverne dei dati realistici rassicuranti. Per esempio un marito può temere l’approssimarsi di un incontro di affari, da cui dipende il suo avanzamento di carriera. Anche se ha le carte in regola sotto ogni aspetto, il suo “computer” è sovraccarico di dati provenienti dal Bambino: Sento che non ce la farò!

Così dice alla moglie: “Sento che non ce la farò!”, nella speranza che ella enumeri le ragioni concrete per cui egli può farcela, a patto di non permettere al proprio Bambino NON OK di rovinargli le buone probabilità di successo che ha. Egli sa che la moglie ha un Adulto eccellente e lo “prende in prestito” da lei quando il suo è inceppato. Lei, reagendo da Adulto, lo rassicura dicendogli: “Ma certo che ce la farai; non dire stupidaggini!”.


TRANSAZIONE BAMBINO-BAMBINO

RAGAZZINA (Bambino): “Il brodo non mi piace. Non lo voglio mangiare. Cucini in modo schifoso.”

MADRE (Bambina): “Ho proprio intenzione di andarmene: allora potrai cucinarti da sola la tua roba schifosa”.

L’INFLUENZA DEI MASS MEDIA SUI BAMBINI

I genitori fisici non sono le uniche fonti dei dati del Genitore: un bambino di tre anni che trascorra molte ore al giorno davanti alla televisione (oppure con in mano uno smartphone, intento a navigare fra le notizie dei vari social media), registra ciò che vede. I programmi a cui assiste gli inculcano una certa concezione della vita. Se assiste a programmi di violenza, secondo Harris registra la violenza nel Genitore: “ecco cosa succede, questa è la vita!”

Egli non potrà fare a meno di giungere a una conclusione del genere, a meno che i suoi genitori non esprimano disapprovazione cambiando canale; invece se gustano i programmi che inscenano la violenza, il piccolo trova una duplice sanzione – il televisore e i suoi – e presume che la violenza sia lecita, data la quantità necessaria di ingiustizie. Lui stesso arriverà a sviluppare atteggiamenti aggressivi.


Per cui le convinzioni limitanti apprese in infanzia derivano sia dall’esempio dei genitori che in generale dall’influenza esercitata dall’ambiente nel quale siamo cresciuti. Però sembra che quelle derivate dai genitori e dalla famiglia di origine abbiano comunque un peso molto maggiore. 


BIBLIOGRAFIA:

  • Thomas A. Harris, Io sono OK, tu sei OK – guida all’analisi transazionale, BUR Rizzoli saggi, 2020 (pubblicato per la prima volta nel 1967).

5 pensieri riguardo “Individuare correttamente l’origine delle nostre convinzioni limitanti – un breve viaggio nel mondo della “teoria sistemico relazionale” e dell'”Analisi Transazionale”!

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